Una vittoria per gli antiabortisti (keystone)

I deserti dell'aborto

Dopo la decisione della Corte suprema statunitense di ribaltare la sentenza Roe vs Wade, secondo un'esperta sono da prevedere controversie fra Stati

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Negli Stati Uniti non si placano le polemiche per la decisione della Corte Suprema di cancellare dopo mezzo secolo il diritto costituzionale che garantiva la possibilità di interruzione di gravidanza almeno fino alla 24ma settimana. L’ultima parola in materia di aborto torna ora ai singoli Stati e questo apre un complesso scenario giuridico, nel quale non sono da escludere battaglie legali tra stati abortisti e antiabortisti, come ha spiegato al microfono di Andrea Vosti Elizabeth Sepper, docente di diritto all’Università del Texas di Austin.

 

"Non è chiaro quale sarà l’impatto immediato di questa sentenza", spiega l'esperta. "Sappiamo per certo però che in circa la metà degli Stati, e sono gli Stati a guida repubblicana, l’aborto diventerà illegale durante l’estate. E se guardiamo alla mappa del Paese, l’aborto resterà legale in entrambe le coste e in alcuni Stati del centro come l’Illinois, mentre ci troveremo confrontati con ampi deserti, soprattutto nel sud degli Stati Uniti e nel Midwest, dove l’aborto sarà proibito".

Con questa sentenza si crea un mosaico con Stati in cui l'aborto è criminalizzato e altri dove sarà ancora legale. Quali sono i pericoli e le zone grigie, pensando in particolare al turismo dell'aborto e alle pillole abortive spedite da uno Stato all'altro?

"Questa è la classica domanda da un milione di dollari. Al momento non è chiaro se e in che misura gli Stati potranno essere in grado di far valere le loro legislazioni anche al di fuori dei loro confini. Il Texas, per esempio, ha già introdotto nel suo codice penale pene per chi spedisce pillole abortive a una residente dello Stato. E cosa succederà se il Missouri – come ha già indicato - intende perseguire i medici che nel confinante Illinois offrono servizi abortivi a una paziente del Missouri? La mia impressione è che inizialmente le donne che cercano un aborto saranno risparmiate e che le cause penali si concentreranno piuttosto sui medici o su chi aiuta una donna a procurarsi un aborto, per esempio trasportandola in uno Stato dove l’aborto è praticato. Sono convinta che assisteremo a un gran numero di conflitti legali tra gli Stati".

 

C'è un altro tema delicato, quello delle donne che soffrono un aborto spontaneo. C'è il rischio che possano venire incriminate?

"Certo, ma questa è una situazione che si verificava già prima della sentenza di ieri. Abbiamo già avuto casi di donne – e si è quasi sempre trattato di donne incinte afroamericane – che sono state incriminate per un aborto spontaneo, o in alcuni casi per aver praticato un aborto fai-da-te, e questo anche se l’interruzione di gravidanza era ancora legale a livello federale. Il mio timore è che negli Stati dove l’aborto diventerà un reato, le donne in gravidanza possano venire monitorate, con metodi di tipo poliziesco. E questo avrà delle conseguenze sulle donne incinte o che intendono restare incinte".

Questa decisione potrebbe essere l'inizio di una "crociata conservatrice" della Corte suprema e che altri diritti civili siano in pericolo?

"Mi pare evidente che la Corte suprema stia lanciando segnali di impazienza. E sono persuasa che ci siano politici pronti a cogliere la minima opportunità per andare all’assalto di altre conquiste civili. Per esempio, cercando di limitare l’accesso a metodi contraccettivi oppure i matrimoni tra coppie omosessuali, tanto per citare due esempi. E così facendo, cercare di rimettere in discussione questi diritti costituzionali davanti alla Corte suprema".

Maggiori dettagli sul tema:

L'Istituto Guttmacher

RG/pon
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