Il mistero Brexit

Impossibile comprendere le reali intenzioni di Boris Johnson, ma se Bruxelles resta in attesa, Westminster corre ai ripari

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La domanda che aleggia a Bruxelles non è come, ma se il Regno Unito voglia davvero raggiungere un nuovo accordo di divorzio con l'Unione Europea. Perché al di là delle cordialità diplomatiche, delle reciproche buone intenzioni, sul tavolo dei negoziati non è ancora apparsa una valida alternativa al backstop, il meccanismo per scongiurare il ritorno di un confine rigido in Irlanda. L'ultimo, il principale, ostacolo per evitare un divorzio disordinato. 

Boris Johnson va ripetendo che già intravede le parvenze di una possibile intesa, prima di aggiungere però che Londra non chiederà mai un nuovo rinvio. Nonostante la legge approvata in tutta urgenza da Westminster, prima della sua sospensione. Un altro grattacapo per il premier che, nel frattempo, attende il verdetto della Corte Suprema sulla legittimità della sua forzatura costituzionale per sospendere i lavori parlamentari. La sentenza, è stato reso noto giovedì, sarà comunicata all'inizio della prossima la settimana.

Dall'altra parte della Manica l'ottimismo di BoJo appare più di maniera che giustificato. Iscritto in una presunta strategia di Downing Street, per addossare sui burocrati di Bruxelles tutte le responsabilità dell'eventuale uscita senza accordo. Sullo sfondo, il ritrovato attivismo di Westminster, dove il governo è ormai in minoranza. 

Solo una cosa appare già sicura: prima della fine dell'anno si tornerà alle urne. Elezioni volute sì da Johnson, nella speranza di garantirsi una solida maggioranza. Ma pure dall'opposizione, per invertire il corso anche della Brexit. Causa ed effetto di una crisi politica lunga ormai più di tre anni.

Lorenzo Amuso
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