Calcio, politica ed economia rotolano assieme (Keystone)

"Il pallone può fornire un assist alle riforme"

L'economista Andrea Goldstein spiega perché il Qatar ha fortemente voluto i Mondiali - Il boomerang sui diritti umani potrebbe "essere un'occasione per sblindare il sistema di potere"

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Calcio e geopolitica. Sembrano due campi distanti, ma che lo "sport più bello del mondo" non sia solo un gioco è risaputo. Tanto che l’economista Andrea Goldstein ci ha scritto pure un libro dal titolo esplicito: "Il potere del pallone. Economia e politica nel calcio globale" (il Mulino, 2022). Un tema che la RSI ha affrontato con lo stesso autore.

La scelta della FIFA ha fatto discutere ma, girando la domanda, perché il Qatar ha voluto così fortemente questi mondiali?

"Ci sono diversi motivi - risponde Goldstein -. Il primo è la diversificazione dell'economia del Qatar, che dipende fortemente dagli idrocarburi. Da qui l'idea che attraverso il calcio si possa cercare di costruire un'economia dell'entertainment in questo paese. Il secondo è il cosiddetto soft power, cioè la capacità di influenzare gli altri Stati attraverso il proprio modello di Paese. Questo è particolarmente importante in Qatar, che si muove in una regione molto complessa, con dei rapporti spesso difficili, ultimamente molto difficili con l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi. Infine, c'è il riconoscimento dell'internazionalizzazione dell'economia del Qatar, non a caso gli sponsor principali sono la Qatar Airways e la Qatar Energy. Due multinazionali in un paese di soli 3 milioni di abitanti. Il più piccolo ad aver mai ospitato la Coppa del Mondo".

Ha parlato di soft power, ma non rischia al contrario di essere un boomerang? In fondo non si è mai parlato così tanto di diritti umani in Qatar…

"Sicuramente è un rischio. Si potrebbe pensare ad un'ingenuità dei governanti. Oppure che alcuni di loro cercassero un'opportunità per sblindare il sistema di potere e usare la scusa del mondiale, per lanciare delle riforme".

C’è una responsabilità della FIFA, almeno morale, nel premiare paesi poco “trasparenti”?

"La FIFA ha tre obbiettivi: rendere il calcio globale, diverso e inclusivo. Il fatto che si giochi in un'area con una grande tradizione sportiva come il Medio Oriente o l'Asia occidentale è una prova della scelta coerente di aumentare l'inclusività del calcio. Non è invece un elemento positivo farlo in un'autocrazia".

I prossimi mondiali da assegnare saranno quelli del centenario nel 2030. Dal Sud America si sono fatti avanti in quattro paesi, tra cui l’Uruguay (che li ospitò proprio nel 1930). C’è però la Cina che spinge e, ricordiamo, la Coca Cola di Atlanta "soffiò" nel 1996 proprio l'anniversario delle Olimpiadi ad Atene. Potrebbe succedere ancora? 

"Certamente gli sponsor possono spingere fortemente per l'assegnazione di una sede. Ma la Cina, a differenza di due anni fa quando tutti gli sponsor avrebbero voluto andarci, in questo momento non gode di un'immagine molto positiva e quindi potrebbe essere l'occasione di seguire forse più l'istinto del cuore. Ho la fortuna di essere, oltre che italiano, argentino e quindi mi auguro un mondiale assegnato alle federazioni dell'America Latina".

SEIDISERA/Spi
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