La polizia torna a contrastare i manifestanti al calar della sera a Minneapolis
La polizia torna a contrastare i manifestanti al calar della sera a Minneapolis (Keystone)

Il sesto giorno di Minneapolis

La città sospesa tra i turisti dei vandalismi, la rabbia che cova e le proteste per la morte di George Floyd che non cessano

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C'è una strana aria da dì di festa nel centro di Minneapolis. Vi è un insolito viavai e non sono solo gli ormai consueti volontari che si adoperano a ripulire dai detriti le aree devastate da incendi e razzie, ma si assiste soprattutto a un bizzarro turismo dei vandalismi.

 

I curiosi della domenica si fermano davanti alle macerie degli esercizi e degli edifici pubblici bruciati e distrutti negli scorsi giorni. Si scattano foto, ci si mette in posa, si fanno selfie. Nelle strade del downtown anche oggi non si vedono forze dell'ordine.

La sede alla polizia presa d'assalto
La sede alla polizia presa d'assalto (RSI/m.h.)

Di fronte al Dipartimento di polizia del terzo distretto assaltato giovedì notte, s'è formato un crocchio. È stato costruito un palco e i presenti sono incitati con slogan e ritmi rap a riflettere sulle rivendicazioni della comunità afroamericana. Di raduni simili ne sono spuntati molti a ogni angolo di Minneapolis.

 

Gli spettatori sono perlopiù bianchi, tra loro c'è Troy, giovane operatore sociale, che annuisce alle parole scandite. "Ci sentiamo stanchi, frustrati, perché siamo stanchi di vedere morire gente disarmata", dice. Ha con sé uno spazzolone, ha appena finito di dare una mano ad altri volontari, ma non condanna quanto è accaduto: "certo che abbiamo paura della violenza, ma più importante di tutto è il diritto di manifestare e di protestare". 

Troy con il suo spazzoloneTroy con il suo spazzolone:
Troy con il suo spazzoloneTroy con il suo spazzolone: "siamo stanchi di vedere morire gente disarmata" (RSI/m.h.)

Di fronte c'è una tavola calda divorata dalle fiamme giovedì notte e vi è un raro spettacolo di operosità. Giovani e meno giovani provenienti da tutto lo Stato si stanno da fare per ripulire quel che resta del locale (le fondamenta o poco più). "Questa è la pasta dell'America, aiutarsi gli uni gli altri, è cosi che dovrebbe essere", ci dice commosso Brent Botterman, il padrone del locale.

 

Ma verso la periferia ci sono altri tipi di commozione e di tensione. Nel pomeriggio, un gruppo di manifestanti si raduna all'esterno della abitazione del procuratore generale della Contea, Mike Freeman. Si scandiscano slogan, si mostrano cartelli, tra questi spicca "Prosecute all 4" ("Incriminate tutti e quattro"). Da giorni si protesta perché tutt'e quattro gli agenti che hanno partecipato al fermo che ha portato alla morte per soffocamento di George Floyd lunedì scorso siano messi sotto accusa. Venerdì solo l'agente che ha soffocato con il ginocchio sul collo il 46enne afroamericano è stato incriminato. Lunedì il tribunale dovrà decidere sul suo stato di fermo.

I manifestanti chiedono giustizia davanti alla casa del procuratore
I manifestanti chiedono giustizia davanti alla casa del procuratore (RSI/m.h.)

L'appuntamento del pomeriggio è però il corteo pacifico che si tiene sul ponte dove la 35W  supera il Mississippi. Centinaia di manifestanti, soprattutto giovani, si danno appuntamento lì, ma quando arriviamo sul posto la marcia è già terminata, tutti si sono dati alla fuga. 

La polizia nel mirino
La polizia nel mirino (RSI/m.h.)

Un'autocisterna è piombata sul ponte rischiando di falciare tutti. I presenti si ribellano cercando di assalire il camionista. Dopo istanti di smarrimento e rabbia, l'uomo al volante - un autotrasportatore 35enne - è stato arrestato. Ma l'evento aggiunge solo altra tensione al clima già incandescente di questi giorni.

 

Siamo al tramonto. Sui telefonini l'avviso d'emergenza segnala che è l'ora del coprifuoco. Anche stanotte molti sfilano nelle strade, ma i raduni non sembrano mai sfociare in nessuna reale manifestazione di protesta. Per la seconda notte consecutiva la polizia e la Guardia nazionale presidiano ogni angolo della città: non vengono sparati lacrimogeni, né proiettili di gomma. La presenza è sufficientemente intimidatoria. A differenza del sabato sera le forze dell'ordine non usano la forza per disperdere le persone.

La folla radunata al
La folla radunata al "Memoriale" dove è morto George Floyd (RSI/m.h.)

Fino a tarda notte, l'incrocio davanti al negozio dove è morto George Floyd è affollato. Lo chiamano il Memoriale, per chi a quest'ora è qui George è già un martire. Ma quello che chiedono è che la sua morte non sia stata vana.

Massimiliano Herber - corrispondente RSI dagli Stati Uniti
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