Il virus e le fragilità africane

Il diffondersi del Covid-19 fa temere conseguenze devastanti - La preoccupazione del medico Gianfranco Morino attivo in Kenya: "questa volta dobbiamo fare da soli"

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Le cifre ufficiali dicono che l'Africa è al momento il continente che soffre meno degli altri delle conseguenze del coronavirus. Al momento sono state registrate solo alcune centinaia di decessi. Si tratta però di cifre che rischiano di trarre in inganno, anche perché poche sono le possibilità di effettuare test attendibili. Per le Nazioni Uniti la situazione potrebbe presto cambiare.

Il Covid-19 potrebbe abbattersi come un vero e proprio flagello sul continente africano, dove in quasi tutti i paesi le strutture sanitarie sono tutt'altro che pronte ad affrontare questa emergenza. Finora in tutto il continente sono stati confermati circa 10'000 casi di positività con circa 500 decessi. Tre Stati (su 54) risultano ancora non toccati: Lesotho, Comore e Sao Tomé et Principe.

Il coronavirus va ad aggiungersi ad altre gravi malattie che da anni mettono a dura prova la popolazione africana, basti pensare alla malaria, all'AIDS e al morbillo. Un pericolo che ha spinto il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres a lanciare un appello ai paesi occidentali, affinché non dimentichino – anche dal punto di vista finanziario – il continente africano.

Gianfranco Morino
Gianfranco Morino (www.world-friends.it)

Modem ha parlato della situazione con diversi ospiti e con un'intervista a Gianfranco Morino, medico italiano che dagli anni lavora nelle baraccopoli di Nairobi, in Kenya. La sua testimonianza ben riassume le tante e ulteriori difficoltà – sanitarie, economiche e sociali - con cui la popolazione africana si trova confrontata, a causa del virus.

Il Kenya, come molti altri Stati africani, si trova disarmato per affrontare la pandemia. Per esempio, ha spiegato il medico, ci sono 150 letti di terapia intensiva per 45 milioni di persone. Inoltre l'Africa, in questo frangente, non può contare sulla cooperazione nord-sud, perché il virus ora sta mettendo in difficoltà chi di solito dà un supporto materiale, fisico e economico. Il 62enne chirurgo, responsabile dei progetti sanitari dell'associazione World Friends, si dice preoccupato, "questa volta dobbiamo fare da soli".

Inoltre, rileva forte della sua esperienza trentennale in Africa, nel continente è impossibile applicare le misure per contenere il coronavirus introdotte nei paesi occidentali. La chiusura delle scuole, per esempio, ha privato i ragazzi del pranzo garantito dalle mense. Ora si riversano affamati nelle baraccopoli con tutto quanto ciò comporta in termini di rischio di diffusione del coronavirus e di aumento della criminalità.

Nicola Lüönd/Modem
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