I soldati della KFOR non hanno dovuto intervernire alla frontiera tra Kosovo e Serbia (Keystone)

Kosovo, si stempera la tensione

Pristina rinvia di un mese l'obbligo d'usare carte d'identità e targhe kosovare in tutto il Paese. Bruxelles e Belgrado plaudono alla decisione

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Si stempera la tensione nei Balcani dopo che nella notte su lunedì il Governo del Kosovo ha rinviato di un mese, fino al primo settembre, il divieto dell'uso di documenti serbi nelle regioni del nord a maggioranza serba. L'annuncio dell'obbligo di adottare carte d'identità e targhe kosovare, che doveva entrare in vigore oggi, 1° agosto, ha scatenato violente reazioni dei serbi del Kosovo domenica sera e riacceso pericolosamente le tensioni tra Pristina e Belgrado.

"Benvenuta la decisione del Kosovo di spostare le misure al 1° settembre. Ora ci si aspetta che i blocchi stradali siano rimossi immediatamente": lo ha twittato l'Alto Rappresentante UE per la Politica Estera, Josep Borrell, riferendosi alle tensioni tra Kosovo e Serbia. Gli ha fatto eco il presidente della Serbia Aleksandar Vucic, il quale ha affermato di sperare in un gesto di distensione tra Pristina e Belgrado entro la giornata di lunedì. "Credo che avremo presto buone notizie", ha detto Vucic domenica sera, "e spero che la riduzione dell'escalation avvenga in fretta e che avremo il tempo di prepararci per un colloquio e cercare di trovare una soluzione di compromesso e mantenere la pace".

Richard Grenell, ex inviato speciale degli Stati Uniti per i negoziati di pace tra Serbia e Kosovo, ha dal canto suo criticato in un tweet il primo ministro del Kosovo Albin Kurti. "Ho molti amici in Kosovo che sono molto arrabbiati con Kurti", ha twittato Grenell. "Il popolo merita un leader che vuole un lavoro e non un conflitto. Il Kosovo merita di meglio", ha scritto. "Kurti sta causando questi conflitti con la mossa unilaterale di vietare i documenti d'identità e le targhe serbe", ha osservato l'ex funzionario.

ATS/EnCa
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