Un fotogramma del video dell'attacco diffuso in rete

L’estrema destra viaggia sui social

La rete sembra aver avuto un ruolo determinante negli attentati di Christchurch, in Nuova Zelanda

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Un elemento centrale degli attacchi compiuti in due mosche a Christchurch, in Nuova Zelanda, dove sono morte 49 persone, è il video postato su Facebook dal presunto attentatore, il 28enne australiano Brenton Tarrant, nel quale in prima persona documenta la carneficina. Facebook, Twitter e Youtube si sono affrettati a rimuovere questo contenuto dalle loro piattaforme, senza grande successo però visto che ore dopo la strage era ancora possibile vedere il video.

Il presunto attentatore, il 28enne australiano Brenton Tarrant
Il presunto attentatore, il 28enne australiano Brenton Tarrant (keystone)

Queste grandi società sono quindi incapaci di bloccare i contenuti violenti sulle loro piattaforme? Lo abbiamo chiesto a Bharath Ganesh, ricercatore specializzato in movimenti estremisti e uso della rete all'Istituto Internet di Oxford:

"Sono due gli elementi da considerare: come queste società gestiscono i video violenti messi in rete e la loro diffusione sulle loro piattaforme e come affrontano i contenuti dell'estremismo di destra ed antimusulmani prima che attacchi come quello di Christchurch si verifichino. Bisogna sempre essere vigili con queste grandi aziende tecnologiche però va sottolineato che una volta che questi video vengono caricati è molto facile scaricarli e diffonderli. È una sfida enorme per queste società intercettare questi contenuti ovunque emergano. Devono fare di più per sviluppare tecnologie automatiche in grado di individuare questi materiali e soprattutto capire quali sono le reti che condividono questi contenuti."

Un aspetto cruciale è il modo in cui i gruppi di estrema destra e antimusulmani usano Facebook, Twitter e altri social media per acquisire follower e propagandare i loro messaggi…

"Sì, da quello che ho potuto vedere, Facebook, Twitter e Youtube hanno avuto finora un approccio del tutto inefficace nei confronti di questi gruppi. Agiscono solo dopo che c'è stato un attentato e grande pressione da parte dell'opinione pubblica, non agiscono mai in modo preventivo."

Perché secondo lei grandi società dell'internet sono meno incisive nei confronti dell'estremismo di destra rispetto a quello che fanno contro il radicalismo islamico?

"Ci sono due aspetti. Da un lato non ci si è ancora resi conto della vastità con la quale le ideologie di estrema destra sono condivise online e che possono tradursi in azioni violente. Le grandi società tecnologiche se ne stanno accorgendo solo da pochi anni e quindi un hanno ancora sviluppo un approccio specifico per affrontare questo problema. Oltre a questo e soprattutto negli Stati Uniti c'è una grande pressione da parte dei politici di destra che accusano società come Facebook e Twitter di essere ostili ai conservatori. Come reazioni queste grandi società sono molto prudenti nell’eliminare dalle loro piattaforme i contenti razzisti, anti-islamici o che usano il linguaggio dell'estrema destra in modo non evidente. L'estrema destra approfitta dell'ambiguità e del confine incerto tra la legittima libertà di opinione e di discorsi violenti e che promuovono l'odio. Giocano in continuazione con questo confine ambiguo in questa zona grigia evitando così i controlli e le censure alle quali le grandi società sono tenute."

Numerosi leader politici di paesi islamici, il premier pakistano, il presidente turco, le autorità religiose egiziano hanno puntato il dito contro un clima di crescente islamofobia che favorisce questi attentati. Lei cosa ne pensa?

"Sono totalmente d'accordo. Nei paesi occidentali soprattutto nei paesi anglofoni come la Nuova Zelanda e l’Australia, l'islamofobia è ormai fuori controllo. Vediamo politici in Gran Bretagna come Boris Johnson che usano spesso un linguaggio islamofobico. Negli Stati Uniti il presidente Trump ha guadagnato molti voti usando appelli anti-musulmani."

"Aveva cinque armi"

La prima ministra neozelandese Jacinda Arder, in conferenza stampa, ha affermato venerdì che Brenton Tarrant, il 28enne australiano presunto autore della strage di Christchurch, ha utilizzato cinque armi nell'attacco, compreso un fucile semiautomatico e pistole. Tarrant era in possesso di una regolare licenza per il possesso di armi. La legge sul possesso di pistole e fucili cambierà, ha aggiunto Arder, sottolineando pure che il livello d’allerta nel paese resta alto e per questo verranno rafforzate le misure di sicurezza relative al traffico aereo e alla frontiera.

RG-Manjula Bhatia/ludoC
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