Nei gazebo elettorali di Istanbul si convincono gli ultimi indecisi. (RSI/Jonas Marti)

La grande battaglia di Istanbul

Dieci milioni di elettori tornano oggi alle urne per scegliere il nuovo sindaco - Reportage fotografico (e video) dalla più grande città turca, dove si decide il futuro del Paese

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Chi governa Istanbul - si dice - governa l’intera Turchia. E così l’appuntamento elettorale di oggi, dopo il controverso annullamento della vittoria dell’opposizione nelle amministrative del 31 marzo, si presenta ancora una volta come una battaglia all’ultima scheda elettorale.

Sulla sponda asiatica del Bosforo, nel quartiere di Üsküdar, i sostenitori dell’opposizione inneggiano al loro candidato Ekrem Imamoglu. Si balla e si cantano gli slogan della campagna elettorale. Primo fra tutti “Her Sey Çok Güzel Olacak”. “Sarà tutto bellissimo”.

L’uomo nuovo
L’uomo nuovo (RSI/Jonas Marti)

Ekrem Imamoglu ha vinto le elezioni di marzo per appena 13.729 voti di scarto. Fino a qualche mese fa nessuno sapeva chi fosse il candidato del partito di opposizione CHP. Da amministratore di Beylikdüzü, quartiere alla periferia di Istanbul, è riuscito in poco tempo a conquistarsi la fiducia della più grande città turca, in una sfida impari per notorietà, potere economico e copertura mediatica.

 

Dall’altra parte c’è un peso massimo: il partito conservatore AKP, che governa la Turchia da quasi 20 anni, e che ha proposto l’ex primo ministro Binali Yildirim. Anche nei suoi stand elettorali gli altoparlanti emettono musica ad alto volume. Oggi si scandisce il nome del carismatico presidente Recep Tayyip Erdogan, padre e padrone del partito, accusato dall’opposizione di avere fatto pressioni sull’Alto comitato elettorale per annullare le elezioni di marzo.

Promesse elettorali molto ambiziose
Promesse elettorali molto ambiziose (RSI/Jonas Marti)

Le promesse elettorali di Binali Yildirim hanno del sorprendente. Su questo autocollante, per esempio, promette di creare 500mila nuovi posti di lavoro.

Tutta la città è tappezzata da manifesti elettorali
Tutta la città è tappezzata da manifesti elettorali (RSI/Jonas Marti)

In questo altro manifesto afferma, se eletto, di voler regalare 10GB di traffico dati ai giovani. Altrove promette di offrire gratuitamente, in tutta la città, la prima ora di parcheggio.

Ma non sono tutte rose e fiori, anzi
Ma non sono tutte rose e fiori, anzi (RSI/Jonas Marti)

Ma nelle elezioni di oggi c’è in gioco il futuro di una città difficile. Istanbul, con i suoi 15 milioni di abitanti, è la città più grande del Mediterraneo. Da sola ha il doppio degli abitanti dell’intera Svizzera. Ed è sempre stata un crogiuolo di popoli e culture, spesso contraddistinto da tensioni. Ancora oggi è la destinazione finale di fasce di popolazione rurale che decidono di emigrare in città. Negli ultimi anni ha accolto anche un grande numero di profughi siriani. Al problema del sovraffollamento e dell’immigrazione, si aggiunge quello della mobilità: divisa su due sponde del Bosforo, tutto il traffico è costretto a passare sugli unici tre ponti esistenti e gli ingorghi hanno raggiunto ormai un livello drammatico.

Progressisti contro conservatori
Progressisti contro conservatori (RSI/Jonas Marti)

Ma le elezioni di oggi sono anche, e soprattutto, un affare nazionale. Molti le considerano come la continuazione dello storico scontro tra le due anime, che da sempre costituiscono il tessuto più profondo del paese. Quella kemalista e laica delle fasce più liberal e progressiste del paese, incarnate dall’opposizione, e quella più religiosa e conservatrice, espressa negli ultimi anni da Recep Tayyip Erdogan. Anche se oggi la contrapposizione appare più sfumata.

 

Dal risultato di oggi forse si capirà dove la Turchia sta andando. Divisa sin dall’impero ottomano tra Occidente e Oriente, tra Europa e Asia, molti vedono la Turchia a un bivio. Il vincitore di oggi a Istanbul traccerà il sentiero che l’intero paese potrà percorrere nei prossimi anni.

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Jonas Marti
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