La disperazione di una donna a Beirut
La disperazione di una donna a Beirut (keystone)

Libano, un Paese alla deriva

Dopo l'esplosione a Beirut, le proteste e la crisi economica, allerta per l'impennata di casi di Covid-19. Mobilitazione della Catena della solidarietà

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L'esplosione del 4 agosto al porto di Beirut - costata oltre 179 morti e più di 6'000 feriti - le proteste popolari e le denunce dell'opposizione contro la classe politica corrotta, il sistema clientelare, il naufragio economico, una crisi sanitaria che dura da mesi. Il Libano è ormai un Paese alla deriva.

E se domenica il presidente della Repubblica libanese Michel Aoun ha escluso la possibilità di un suo "passo indietro" perché - ha detto in un'intervista al canale francese BFM Tv - dopo le dimissioni del Governo si creerebbe un ulteriore vuoto di potere, oggi nel Paese è stato dichiarato anche lo "stato di allerta generale" dopo un'impennata di casi di coronavirus. Lo ha detto il ministro della Sanità del Governo provvisorio, Hamad Hassan, auspicando un lockdown di due settimane. Nelle ultime 24 ore, infatti, sono stati registrati 439 nuovi casi di Covid-19.

 

Intanto non si placa l'ira popolare innescata dall'esplosione del 4 agosto. Sempre più libanesi denunciano la negligenza e la decadenza di una classe dirigente che negli ultimi sei anni ha lasciato 2'750 tonnellate di nitrato di ammonio immagazzinate nel porto nel cuore di Beirut, con le terribili conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Gli aiuti svizzeri al Libano

Gli aiuti svizzeri al Libano

TG 20 di lunedì 17.08.2020

Negli ultimi decenni, la storia del Libano è anche quella dell'esilio. Con la guerra civile (1975-1990) e le crisi economiche, non c'è famiglia che non abbia un figlio, un fratello, un cugino o un parente che non sia andato in Europa, negli Stati Uniti o nel Golfo. In questi giorni si stima che la diaspora libanese sia quasi tre volte più grande della popolazione del piccolo Paese di oltre quattro milioni di persone.

Già prima dell'esplosione erano migliaia i libanesi che avevano lasciato il Paese, per fuggire da massicci licenziamenti e tagli agli stipendi legati a una crisi economica aggravata dall'epidemia di Covid-19. Molta anche la disillusione dopo il movimento di protesta popolare dell'ottobre 2019, contro un potere che è rimasto nelle stesse mani. Oggi "il Paese potrebbe perdere un'intera generazione di cui ha bisogno per realizzare la ricostruzione e il necessario cambiamento politico", ha dichiarato Heiko Wimmen, dell'organizzazione non governativa International Crisis Group (ICG), commentando la crisi in atto in Libano.

La catena della solidarietà

Intanto le donazioni destinate alla popolazione libanese, raccolte dalla Catena della solidarietà dopo l'esplosione avvenuta il 4 agosto al porto di Beirut, hanno raggiunto lunedì pomeriggio 3'648'489 franchi.

La Confederazione, che ha risposto all'appello lanciato alla comunità internazionale dal presidente francese Emmanuel Macron, ha promesso un contributo di quattro milioni di franchi. Alcuni ingegneri svizzeri, inviati sul posto in sostegno alla popolazione, sono già al lavoro per valutare l'agibilità di alcuni edifici danneggiati dall'esplosione, compresa l'ambasciata elvetica. Una parte degli aiuti andranno alle scuole: sono 80 gli istituti pubblici di Beirut danneggiati dalla deflagrazione. Anche la situazione degli ospedali preoccupa: secondo le stime delle Nazioni Unite, almeno 15 strutture hanno riportato lesioni gravi. Sono circa 300'000 le persone che hanno perduto ogni cosa e dipendono ora completamente dall'aiuto umanitario.

Gli aiuti - spiega la Catena della solidarietà - stanno raggiungendo la popolazione di Beirut, ma la sofferenza è ancora immensa e spesso manca la speranza. Dalle prime ore dopo la catastrofe le 8 ONG partner della Catena della Solidarietà (Caritas, Croce Rossa Svizzera, Handicap International,  l’EPER, MSF, Medair, Save the Children e Terre des hommes – Aide à l’enfance) distribuiscono costantemente anche cibo, acqua e quanto necessario. Si prendono cura dei feriti e forniscono supporto psicologico. I più poveri ricevono aiuti finanziari per soddisfare i bisogni più urgenti.

 

Come dare il proprio aiuto

Le donazioni si possono effettuare sul sito catena-della-solidarieta.ch oppure attraverso il conto corrente postale 10 - 15.000 - 6 con la menzione "emergenza Libano".

AFP/Massimiliano Angeli
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