"L'integrazione è impossibile"

La storia di Khaled Kelkal, terrorista algerino che fu autore di sette attentati in Francia nel 1995

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Khaled Kelkal ha 24 anni quando viene ucciso da una squadra di agenti in diretta televisiva il 29 settembre del 1995 a Vaugneray, non lontano da Lione. Il giovane algerino era il ricercato numero uno in tutto il paese dopo una serie di attentati che da luglio a settembre di quell’anno avevano destabilizzato il paese, provocando otto morti e 148 feriti.

Biografia di un terrorista

Nato a Mostaganem, in Algeria, a due anni emigra con la madre nella periferia lionese di Vaulx-en-Velin per raggiungere il padre. Dopo gli anni dell’infanzia vissuti serenamente, alla scuola superiore incontra le prima difficoltà, i primi problemi di integrazione. "Avevo la capacità di farcela", racconta a un ricercatore tedesco che lo contatta per realizzare la sua tesi proprio sul concetto di integrazione, "ma non avevo un posto nella società, l’integrazione totale è impossibile, dimenticare la mia cultura, mangiare maiale, non posso…" (leggi qui l’intervista completa - in francese).

"Non avevo un posto nella società"

L’adolescenza di Kelkal segna una rottura con il suo entourage. Non frequenta più la scuola, si distanzia dalla sua famiglia. Assieme ad amici e sotto l’influenza di uno dei suoi fratelli inizia a essere protagonista di una serie di furti. Fermato, viene imprigionato. E' l’inizio della sua discesa nell’estremismo che lo porterà ad abbracciare le rivendicazione del Groupe islamique armé (GIA), organizzazione armata che aveva quale obiettivo di far cadere il Governo algerino per instaurare uno Stato islamico (leggi qui per approfondire - in francese). Nei mesi che rimarrà in prigione, imparerà l’arabo e si avvicinerà all’Islam. "Non sono né arabo, né francese", confesserà a un amico, "sono solo un musulmano".

Gli avvisi di ricerca
Gli avvisi di ricerca (reuters)

I sette attentati parigini

Rilasciato, diventa il protagonista di sette attentati. L’11 luglio è implicato nell’uccisione dell’imam Sahraoui nella sua moschea di Parigi, freddato perché considerato troppo moderato nelle sue posizioni. Quattro giorni dopo partecipa a una sparatoria contro dei gendarmi a Bron. Il 25 luglio fa parte del commando che nasconde una bomba alla stazione Saint-Michel Notre-Dame della linea B RER parigina: provocando otto morti e 117 feriti. Dopo circa un mese di silenzio, il 17 agosto è implicato  in un nuovo attentato alla Place de l’Etoile, dove esplode una bomba che provoca 17 feriti. Non passano nemmeno due settimane e il 26 agosto viene trovato un ordigno inesploso sui binari della linea TGV Parigi-Lione. E’ la svolta nelle indagini: le impronte digitali di Kelkal vengono rinvenute sulla bomba. Intanto, il 3 settembre in una piazza parigina si verifica un’altra deflagrazione che causa quattro feriti. Infine, il 7 settembre un’automobile esplode nelle vicinanze di una scuola ebraica di Villeurbanne: qui i feriti saranno 14.

Il covo nel bosco di Malval
Il covo nel bosco di Malval (reuters)

Il ministro dell’Interno, Jean-Louis Debré, volto di quei mesi convulsi, tappezza la Francia della faccia di Khaled Kelkal, ricercato numero uno. La sua fuga durerà poco. Verrà scoperto in un bosco da alcuni cercatori di funghi. Riuscirà però a fuggire, anche se per poco. Braccato, troverà la morte sotto gli spari degli agenti nella sera del 29 settembre 1995 nelle strade di Vaugnery. Un destino che avranno diversi altri terroristi come lui, ultimi in ordine cronologico, Amedy Coulibaly (Hypercacher Parigi), i fratelli Kouachi (autori del massacro nella redazione di Charlie Hebdo) e Abdelhamid Abaaoud (serie di attentati del 13 novembre a Parigi).

Tutti giovani, tutti provenienti dalle banlieue.

AlesS

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