Missione: salvare tra le onde

MOAS è un'ONG basata a Malta: nel 2014 nel Mediterraneo ha recuperato 3'000 immigrati; la storia della famiglia Catrambone

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

da Malta, Alessandra Spataro

Salvare vite nel Mediterraneo: è questa la missione dell'Organizzazione non governativa MOAS- Migrant offshore aid station (Moas.eu)che ha sede a Malta. Incontriamo Regina Catrambone nel suo ufficio nel centro della Valletta, a margine della Conferenza Permanente dell'Audiovisivo Mediterraneo. Con il marito ha deciso di fondare questa ONG. Si dichiarano loro stessi immigrati: americano lui, fuggito dal suo paese dopo il passaggio dell'uragano Katrina, italiana lei. La svolta nella loro esistenza avviene nel 2013, quando in mare per una vacanza vedono fra Lampedusa e la Tunisia galleggiare una giacca. E' la traccia di un immigrato che, nel tentativo di raggiungere l'Europa, non ce l'ha fatta.

 

“Abbiamo capito che non potevamo fare finta di niente, che dovevamo aiutare queste persone”, spiega. Viene così fondata l'ONG che è dotata di un'imbarcazione di 40 metri, battezzata “Phoenix”, sulla quale si trovano attrezzature mediche, droni, gommoni e una vera e propria équipe medica e paramedica con molti anni di esperienza alle spalle. Una missione filantropica che è un unicum del Mediterraneo. Mai nessuno prima d'ora, come privato, aveva messo a disposizione soldi, si parla di milioni, e tempo per i disperati che tentano di lasciare la sponda meridionale del Mediterraneo.

 

“Tutti i salvataggi sono importanti”, ci dice convinta Regina Catrambone, “nella nostra prima missione durata tre mesi lo scorso anno abbiamo soccorso 3'000 persone. Abbiamo dato loro le prime cure poi le abbiamo accompagnate con la nostra nave su altre imbarcazioni della marina militare italiana” impegnate in Mare Nostrum (era il 2014, nda) o su suolo italiano, mai qui a Malta.

 

Phoenix, la nave comprata negli Stati Uniti, opera in acque internazionali e organizza gli interventi con il centro di coordinamento di Roma. “Durante le nostre missioni abbiamo incontrato persone che venivano dalla Tunisia, dalla Palestina, dalla Libia, molti dalla Siria”, continua la nostra interlocutrice, “di tutte le età ed estrazioni sociali: medici, architetti, professori...”.

MOAS quest'anno è pronta per una nuova sfida. Da maggio tornerà a solcare le acque del Mediterraneo, questa volta per sei mesi. “Sappiamo che non è la soluzione al problema dell'immigrazione”, afferma la cofondatrice dell'ONG, “ma non possiamo far morire tutte queste persone. Ci sono organizzazioni per la salvaguardia e il salvataggio delle tartarughe marine, noi facciamo questo per altri uomini”. Perché? “Perché loro sono noi”.

Condividi