Nella tragedia di Stresa erano deceduti i genitori del bambino, poi affidato alla tutela della zia a Pavia
Nella tragedia di Stresa erano deceduti i genitori del bambino, poi affidato alla tutela della zia a Pavia (keystone)

Mottarone, "Eitan rapito dal nonno"

Il piccolo sopravvissuto della tragedia della funivia non è stato riconsegnato alla zia paterna dopo una visita - Ora è in Israele

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Eitan, il bambino israeliano di 6 anni unico sopravvissuto della sua famiglia alla tragedia della funivia del Mottarone in maggio, in cui erano morti i suoi genitori, sarebbe stato rapito dal nonno materno e portato in Israele.

Il bimbo, da mesi conteso tra la famiglia materna e la zia paterna, che vive a Pavia e per decisione della giustizia italiana ha la sua tutela, "oggi non è stato riportato all'orario stabilito dopo un incontro con i famigliari della mamma", spiegano i legali della sorella del papà, Aya Biran Nirko."Siamo sconvolti e increduli che siano arrivati a tanto", ha detto all'agenzia ANSA l'avvocato Armando Sibari.

Eitan avrebbe lasciato la casa a Pavia con il nonno questa mattina. La zia, non vedendolo rientrare, ha ripetutamente tentato di contattare l'uomo fin quando non ha ricevuto un suo messaggio nel quale si informava che "Eitan è tornato a casa" in Israele, a quanto risulta con un jet privato. Il viaggio dall'Italia, stando a un emittente dello Stato ebraico, è stato reso possibile dal fatto che il nonno "continuava ad avere il passaporto israeliano del bambino, in contrasto con quanto disposto da un giudice italiano". La zia paterna ha quindi presentato una denuncia alla polizia italiana e la procura di Pavia ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona.

Già lo scorso agosto la zia materna in una intervista aveva rivendicato l'affidamento del bimbo sostenendo che Eitan si trovata in Italia "in una famiglia che non lo conosceva, che in precedenza non era stata a lui vicina in alcun modo" e subito dopo aveva aggiunto che il "piccolo era in ostaggio" e sarebbe dovuto tornare in Israele. Con il marito aveva quindi dato incarico a un legale di richiedere l'adozione. "Abbiamo agito per il bene del bambino, non lo abbiamo rapito e non avevamo scelta", dice ora. Alla famiglia materna il tribunale aveva concesso un diritto di visita di due ore e mezza due volte a settimana.

 
ATS/pon
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