Nozze sul ponte tra USA e Messico

Mariam e Raul si sono sposati al confine tra Ciudad Juarez e El Paso, le due comunità colpite dalla strage di sabato scorso in Texas

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Sui due lati della frontiera si celebrano i funerali delle vittime. Sul ponte si celebra la vita. Mariam e Raul oggi sposi, a metà strada tra Texas e Messico. Anzi, nella “terra di nessuno” in mezzo al confine.

Una notizia che offre un po’ di speranza dopo il prolungato dolore per il massacro di 22 persone innocenti nel parcheggio di un supermercato Walmart, sabato scorso. Un 21enne americano è andato a El Paso con l’intento di colpire la comunità ispanica, un crimine a sfondo razziale secondo l’incriminazione contro di lui.

 

Ha messo in ginocchio due città gemelle, da sempre legate malgrado la frontiera che le separa. L’80% degli abitanti di El Paso è di origine ispanica e ha contatti col Messico. Uno studente su tre dell’Università è un pendolare e rientra a Ciudad Juarez dopo le lezioni.

(Emiliano Bos)

Mariam ha 18 anni è un sorriso delicato. È messicana e il suo status non le permette di entrare negli Stati Uniti. Raul, 28 anni, ha invece origini messicane ma passaporto americano.

È andato in tribunale e ha presentato la domanda: celebrare il matrimonio sul ponte internazionale “Paso del Norte”. Al di sotto di questo ponte scorre il Rio Grande, che i migranti tentano di attraversare per raggiungere l’American dream, sempre più simile a un incubo.

Il giudice Carlos Carrasco, un democratico eletto nel distretto giudiziario di El Paso, ha accolto la richiesta di Raul. “Ho l’onore e il privilegio di dichiararvi marito e moglie” scandisce lento e con la voce incrinata dall’emozione. “A volte lo sposo o la sposa non hanno lo statuto immigratorio che consente loro l’ingresso negli USA”, ci spiega subito dopo aver officiato la cerimonia. “E allora io vengo qui a celebrare il matrimonio”.

(Emiliano Bos)

Né fiori né musiche, ma un caravanserraglio di persone, masserie e auto in transito.

Questo ponte è attraversato ogni giorno da 15'000 a 20'000 messicani che vanno a lavorare regolarmente a El Paso, nonostante i proclami anti-immigrati e le promesse di costruire un muro di separazione in aggiunta alla barriera già esistente e ben visibile da entrambi i lati.

Raul ci dice di aver già chiesto la residenza per Mariam, che ora è sua moglie. Quanto tempo ci vorrà, gli chiediamo? “Almeno un anno e mezzo”. Per ora l’America non vuole questi sposi. Rimarranno a Ciudad Juarez, al di là del ponte. Al di là di quel confine che l’amore è riuscito a superare.

Emiliano Bos - Inviato RSI a El Paso
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