Talebani pattugliano le strade vicino a Kabul (keystone)

Repressione talebana a Jalalabad

Scontri e morti. Proteste anche in altre città, come Kunar e Khost - I talebani: "L'Afghanistan non sarà una democrazia. Applicheremo la sharia e basta"

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Il nuovo corso talebano in Afghanistan non parte con i migliori auspici, nonostante le rassicurazioni di una transizione pacifica e senza vendette. Le prime proteste contro il movimento fondamentalista sono state represse nel sangue, e i nuovi padroni del Paese hanno riproposto la loro furia iconoclasta, distruggendo la statua di un eroe sciita, Abdul Ali Mazari (ucciso negli anni '90 proprio dai miliziani del mullah Omar): lo stesso trattamento riservato 20 anni fa ai Buddha di Bamyan.

"Non ci sarà alcuna democrazia"

A Kabul gli studenti coranici lavorano per formare un nuovo Governo sulla carta "inclusivo", ma dalla capitale arrivano anche messaggi meno concilianti: "non ci sarà alcuna democrazia". "Non ci sarà alcun sistema democratico perché non ha alcuna base nel nostro Paese", ha detto un alto esponente dei talebani, Waheedullah Hashimi, alla Reuters. "Non discuteremo quale tipo di sistema politico dovremmo applicare in Afghanistan perché è chiaro. È la legge della sharia e basta".

Repressa nel sangue la protesta a Jalalabad

La violenza dei talebani è esplosa a Jalalabad, un centinaio di chilometri ad est di Kabul. Una città simbolo, perché cuore delle celebrazioni annuali dell'indipendenza dell'Afghanistan dall'impero britannico, nel 1919. Proprio l'orgoglio nazionalista della popolazione ha portato in strada un fiume di persone che hanno rimosso una bandiera talebana da una rotonda, sostituendola con quella afghana. Scatenando la reazione dei fondamentalisti, che hanno aperto il fuoco. Almeno tre i morti e tredici feriti, ma secondo altri report le vittime sarebbero molte di più (alcune testimonianze parlano di 35 persone uccise). La protesta delle bandiere è andata in scena anche in altre città come Kunar e Khost. E' ancora presto per capire se si diffonderà a livello nazionale, ma i giornalisti sul terreno hanno registrato che i talebani appaiono tesi, dopo l'entusiasmo iniziale scaturito dalla presa di Kabul.

Migliaia in attesa all'aeroporto di Kabul

In questa situazione migliaia di afghani, preoccupati da un ritorno dell'oscurantismo, ogni giorno affollano l'aeroporto di Kabul per fuggire dal Paese. E si contano almeno 17 feriti nella calca per tentare di salire sul primo aereo disponibile.

Paura per le donne

La comunità internazionale si interroga sul futuro dei civili. Oggi, mercoledì, Stati Uniti, Unione Europea e altri 19 Paesi hanno espresso le loro preoccupazioni in uno scritto con cui chiedono ai talebani di rispettare diritti umani e libertà delle donne.

Afghanistan, Sharia e donne

Afghanistan, Sharia e donne

TG 20 di mercoledì 18.08.2021

A Kabul ci sono molte meno donne in giro. E quelle poche che ancora escono, indossano veli o niqab. La paura è tanta, soprattutto, tra le più istruite, che negli ultimi anni hanno faticato per ritagliarsi una vita autonoma, anche nel lavoro. I talebani, finora, hanno assicurato che rispetteranno i loro diritti, ma all'interno della sharia. Cosa questo comporterà, nei fatti, è ancora tutto da verificare.

La valle che resiste con il figlio del comandante Massud

L'Afghanistan è nelle mani dei Talebani, ma c'è una valle che resiste: nel Panshir il figlio del leggendario comandante Massoud, Ahmad, rompe gli indugi e annuncia la nascita di un fronte armato contro i nuovi padroni di Kabul. "Abbiamo tante armi, che abbiamo immagazzinato negli anni, sapendo che questo giorno poteva arrivare". "Abbiamo anche le armi di chi si è unito a noi nelle ultime 72 ore, e i soldati dell'esercito che hanno rifiutato di arrendersi", ha dichiarato in uno scritto pubblicato dal Washington Post. Nella Valle, "sventolerà la bandiera dell'Alleanza del Nord", quella issata dal padre nel 1996 contro i Talebani.

Cittadini svizzeri ancora presenti nel Paese

E intanto il Consiglio federale sta cercando in tutti i modi di far lasciare l'Afghanistan ai cittadini svizzeri ancora presenti nel Paese, così come alla quarantina di collaboratori della DSC, la Direzione per lo sviluppo e la cooperazione, e dei loro famigliari più stretti. Si tratta in totale di circa 280 persone. Un aereo è già stato prenotato, ma il problema è che, per ora, dall'aeroporto di Kabul partono solo velivoli militari.

ATS/ANSA/Reuters/M. Ang.
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