Ancora una volta i giudici di Lussemburgo danno ragione a Max Schrems (keystone)

Ribaltata l'intesa USA-UE sui dati

Per la Corte di giustizia europea, le informazioni personali trasferite fuori dall'UE vanno meglio protette

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Il "privacy shield", che consente a società come Facebook (ma anche migliaia di altre più piccole) di trasferire negli Stati Uniti i dati dei loro utenti europei, è stato invalidato giovedì dalla Corte di giustizia europea. La sentenza non significa l'interruzione immediata della gestione oltre Atlantico delle informazioni personali di centinaia di milioni di cittadini dell'Unione, ancora possibile per effetto di altre clausole contrattuali, ma crea un vuoto giuridico e richiede ai regolatori nazionali di intraprendere nuovi passi per garantire una protezione pari a quella europea. Ci sono conseguenze indirette anche per la Svizzera, che sta rivedendo la sua legislazione sulla privacy per renderla compatibile con quella dell'UE.

All'origine della decisione c'era l'azione intentata dal giurista austriaco Max Schrems prendendo di mira Facebook, la cui base europea è in Irlanda e che negli Stati Uniti è legalmente obbligata a fornire ad agenzie come FBI e NSA le informazioni sugli iscritti, senza che questi possano opporsi. In sostanza, allo stato attuale delle cose le autorità statunitensi possono fare carta straccia della promessa di protezione fatta da una compagnia, mentre quelli europei hanno le mani legate.

Le azioni legali di Schrems avevano già ribaltato nel 2015 il predecessore del "Privacy Shield", l'accordo "Safe Harbour", complici le rivelazioni di Edward Snowden nel 2013. Il querelante si è detto molto soddisfatto, ritenendo che Washington sia ora costretta a cambiare le sue pratiche di sorveglianza.

L'Europa decide su Facebook

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TG 20 di giovedì 16.07.2020

 

 

Reuters/ATS/pon
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