Blindati USA nel Nord-Est della Siria (keystone)

Ritiro dalla Siria, anzi no

Frenata USA: "L'ordine di Trump riguarda 50-100 soldati". La Turchia, però, è pronta all'invasione

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Cresce lo sconcerto internazionale per le dichiarazioni statunitensi sulla Siria. Prima (domenica sera) l'annuncio della Casa Bianca del ritiro dei soldati americani dal Nord del Paese, poi (lunedì) ecco arrivare la "precisazione" di un alto funzionario americano del Governo Trump, che ha chiesto l'anonimato: la decisione di Donald Trump di ritirare i soldati statunitensi di stanza in Siria, vicino al confine turco, riguarda solo 50-100 membri delle forze speciali, che saranno "reimpiegati in altre basi" nel Paese.

"Non si tratta di un ritiro dalla Siria", ha assicurato ai giornalisti, aggiungendo che questa ridistribuzione non era in alcun modo un "semaforo verde" per un'offensiva militare turca contro le forze curde nel nord-est della Siria. Tuttavia, ha confermato che gli Stati Uniti non si opporranno militarmente alla Turchia in Siria.

 

Secondo il funzionario, quando il presidente degli Stati Uniti ha capito, durante una telefonata di domenica con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, che quest'ultimo intendeva portare avanti il suo piano per una "potenziale invasione" della Siria nord-orientale, ha dato priorità alla "protezione" dei soldati americani.

Perplessità sulla poltica di Trump in Siria

La spiegazione del funzionario USA lascia perplessi gli analisti. L'annuncio iniziale della Casa Bianca sul ritiro dei soldati americani è stato ampiamente interpretato proprio come un semaforo verde per l'imminente offensiva di Ankara contro le forze curde, nonostante siano alleate degli Stati Uniti nella lotta contro i jihadisti. Una decisione che è stata fortemente condannata anche all'interno delle file repubblicane del presidente Trump. Al tempo stesso le milizie curde rinfacciano agli occidentali di voltar loro le spalle dopo il tributo di sangue versato per liberare la Siria dallo Stato islamico (IS).

AFP/M. Ang.

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