Kabul (keystone)

"Senza gli americani non cambia molto"

La testimonianza da Kabul di Alberto Cairo, fisioterapista del CICR che da oltre 30 anni vive in Afghanistan

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Il ritiro delle truppe americane dall'Afghanistan è stato completato lunedì sera, mettendo fine alla guerra più lunga degli Stati Uniti. Ma come si stanno mettendo le cose per chi a Kabul è rimasto? Lo racconta Alberto Cairo, fisioterapista al centro di riabilitazione del CICR della capitale afghana.

"In tutta onestà, per noi non cambia niente. Sono anni ormai che gli americani e le truppe straniere non intervengono nella sicurezza 'spicciola' della vita di tutti i giorni. Questa notte i talebani hanno sparato in cielo in segno di vittoria, dicono che con ieri è terminata l'occupazione straniera, quindi sono contenti. La gente un po' meno, c'è chi è contento e chi è preoccupato perché teme la partenza degli americani. Temono che ci siano conseguenze economiche, che gli aiuti non arrivino più".

Nel suo diario da Kabul su Repubblica lei descrive anche i suoi pazienti, le persone che arrivano in ambulatorio, descrive anche un clima di cupezza...

"Oggi Kabul è tranquilla, negli ultimi 15 giorni c'era questo continuo rumore degli aerei che partivano. Adesso c'è solo il rumore solito della città, anche se ci sono meno macchine in giro, meno traffico, meno persone in giro, però c'è un senso di tristezza. Molte persone sanno che il loro modo di vivere cambierà perché ci saranno delle nuove regole. Se saranno norme rigide come 25 anni fa, questo è tutto da vedere".

Questi gruppi come l'ISIS del Khorasan colpiscono ospedali, strutture come quelle dove lavora lei. Si sente minacciato?

"Onestamente, tutto può succedere. Però non mi sento minacciato e non mi sento un bersaglio. Sono successe cose molto brutte, come l'orribile massacro nell'ospedale Maternità di Medici senza frontiere, oppure qualche mese fa alla scuola femminile. Sono cose orribili. Però devo dire che siamo comunque tranquilli. In tutti questi 31 anni di Afghanistan non mi sono mai sentito un bersaglio. Trovo che l'emblema del Comitato internazionale della Croce rossa sia ancora una buona difesa. Anche se mettiamo in conto il fatto di essere un Paese in guerra, dove tutto può succedere".

RG-Müller/eb
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