Homs, Siria.
Homs, Siria. (keystone)

Siria, "soluzione possibile"

Intervista a Saffan De Mistura, inviato speciale dell’ONU nel paese martoriato dalla guerra

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Un sistema di quote allargato e obbligatorio. La Commissione europea mercoledì a Strasburgo presenterà la sua proposta per affrontare l'accoglienza dei rifugiati con il numero di migranti assegnati ad ogni paese dell'Unione, fino ad arrivare alla cifra di 120'000 profughi, che si andranno ad aggiungere ai 40'000 che l’Esecutivo europeo aveva domandato di ricollocare già in maggio ma su base volontaria.

Già circolano le prime cifre: 40'000 profughi assegnati a Germania e Italia, 30'000 per la Francia e 20'000 per la Spagna. La Gran Bretagna accoglierà invece 20'000 siriani in cinque anni, ma senza alcun vincolo ha affermato il premier David Cameron, ribadendo che il problema va risolto direttamente in Siria, anche con interventi militari.

Per quanto riguarda la situazione nel paese mediorientale, il corrispondete a Bruxelles della RSI Tomas Miglierina ha intervistato l’inviato speciale dell’ONU in Siria Saffan De Mistura.

Lo Stato islamico è l’unico che avanza in Siria, Perché?

Avanza perché si alimenta del fatto che c’è un conflitto che dura da cinque anni e che ha portato a nessun vincitore o vinto, ma  solo il collasso di un paese.

Saffan De Mistura
Saffan De Mistura

Come si esce da questa situazione?

Affrontando una discussione sul futuro reale del paese, mettendo al tavolo quelle nazioni che possono avere un’influenza forte in Siria: USA e Russia devono continuare a parlare, ma soprattutto Iran e Arabia Saudita. Se questi ultimi si rendessero conto che bisogna trovare un accordo, la soluzione si troverebbe in un mese. In questo modo Daesh (lo Stato islamico, ndr.) rimarrebbe isolato.

Lo slancio di solidarietà di molti europei nei confronti dei rifugiati può contribuire a risolvere la crisi?

Assolutamente sì.

Ascolta l'intervista integrale trasmessa durante il radiogiornale.

RG/Red.MM

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