Caracas, due di notte. Nel cielo si moltiplicano le luci degli elicotteri. Una voce maschile conta i velivoli che sorvolano la città: “Guarda, ce ne sono uno, due, tre, quattro, cinque… sono otto”. Poche ore dopo, la notizia rimbalza sulle radio: Nicolas Maduro è stato arrestato dagli Stati Uniti e portato a New York con l’accusa di narcoterrorismo. Un’operazione militare che getta il Venezuela nel caos e accende la paura nei quartieri popolari della capitale.
Ingrid Sanchez, deputata locale del partito chavista, assiste incredula alle immagini del presidente in manette. “Ho paura, lo espongono come un trofeo”, dice, intervistata per un reportage trasmesso da Falò. “Cosa ne sarà del Venezuela? Siamo nel caos più totale”. Vietato uscire di casa: la famiglia resta chiusa tra quattro mura, sospesa alle dichiarazioni di Donald Trump, che avverte di essere pronto a “una seconda ondata, una molto più massiccia”.
Il giorno dopo, circa duemila persone scendono in strada a sostegno del presidente caduto. Tra loro anche miliziani armati. “Non molleremo. Le strade sono nostre”, afferma uno di loro. “Qui non giochiamo a fare la guerra. I gringos la pagheranno”. Sono i Colectivos, gruppi paramilitari fedeli al chavismo, presenti in modo capillare nei quartieri popolari.
In queste roccaforti di Caracas, i sostenitori di Maduro si definiscono l’ultimo baluardo contro l’imperialismo statunitense. “Trump è un fanfarone irresponsabile”, afferma Jorge Navas, comandante del Colectivo Resistenza e Ribellione. “Non ci sconfiggeranno mai”.
Accusati di repressione e violazioni dei diritti umani, i Colectivos rivendicano tuttavia il loro ruolo. “Il nostro compito è neutralizzare gli oppositori che vogliono sabotare le manifestazioni”, spiega Irwin Sierra. Luigi Mendoza respinge le accuse: “Siamo qui per difendere il popolo. Non siamo una minaccia, siamo il futuro del paese”.
Nel barrio della Piedrita, uno dei cuori del chavismo, la milizia controlla il territorio ma garantisce anche servizi sociali: cucine solidali, assistenza sanitaria, aiuti alimentari. “È importantissimo avere questa cucina solidale”, racconta José Santos, beneficiario del programma. “Questo progetto è nato grazie al Comandante Chavez e al Comandante Maduro. È questo il socialismo sacro”.
La crisi economica è ovunque. L’80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Ingrid Sanchez guadagna sei euro al mese. “Questo pezzo di formaggio ne costa quattro. Davvero, ci prendono in giro”. La sua sopravvivenza dipende dagli aiuti statali. Senza i programmi sociali finanziati dal petrolio, ammette, il quartiere non sopravvivrebbe.
L’arresto di Maduro ha gettato il paese nell’incertezza. E il Venezuela guarda a un futuro sempre più instabile.












