La tensione tra le due superpotenze aumenta di giorno in giorno
La tensione tra le due superpotenze aumenta di giorno in giorno (Wikipedia)

Suwalki: Il corridoio conteso

Il territorio intorno a Suwalki, che divide Kaliningrad dalla Bielorussia, è ormai zona contesa; la Lituania minaccia il blocco dei trasporti e la Russia non esclude azioni militari

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La storia potrebbe ripetersi: dopo Danzica, ecco Suwalki. Nel settembre 1939, Hitler attaccò la Polonia col pretesto di ricollegare l’allora Prussia orientale con la madre patria, separati da una piccola striscia di terra chiamata “Corridoio di Danzica” (vedi l'approfondimento). Oggi, dopo più di ottant’anni, indicibili tragedie, crimini e milioni di morti, siamo di nuovo al punto di partenza: un’altra exclave, Kaliningrad, e un altro corridoio, Suwalki.

Quella piccola striscia di terra

66 chilometri. La stessa distanza, in linea d’aria, che c’è tra Chiasso e Bodio. Ecco quanto è lungo il “Corridoio di Suwalki”, quella striscia di terra che separa l’exclave di Kaliningrad dalla Bielorussia, ma appartenente alla Polonia e alla Lituania, entrambi paesi dell’Alleanza atlantica (NATO). 65 chilometri di campi, fattorie e piccoli villaggi; un’area molto aperta, attorniata da dolci e verdi colline: un terreno ideale per i mezzi militari.

Il corridoio di Suwalki divide l'exclave di Kaliningrad dalla Bielorussia
Il corridoio di Suwalki divide l'exclave di Kaliningrad dalla Bielorussia (Google maps)

Cosa è successo fino ad oggi

L’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni europee contro la Federazione russa hanno incrementato le tensioni intorno a Kaliningrad. La Lituania, il 18 giugno 2022, ha attuato il blocco del transito di acciaio e altri metalli tra l'exclave e la Russia e che passano nel suo territorio. Secondo il governo russo, questa azione è inaccettabile e ha minacciato ritorsioni, senza specificare quali e quando.

 

Cosa potrebbe fare la Russia

Una delle questioni cruciali riguarda cosa farà la Russia se la Lituania attuerà il blocco. Non si sa se attaccherà o prenderà altre contro misure. Le opzioni sono molte, tra cui la creazione di un ponte navale oppure l’esclusione della Lituania dal sistema elettrico che condivide con la Russia. Il ministero degli esteri russo non esclude, almeno a parole, atti di ritorsione militare, che comporterebbero però un atto di aggressione armata.

L’altra questione sarà quella di come il governo russo giustificherà un eventuale attacco armato. Il diritto internazionale, infatti, prevede solo un caso in cui l'uso della forza militare può essere giustificato: la legittima difesa, che può essere sia individuale o collettiva che preventiva.

Legittima difesa nel diritto internazionale (art. 51 Carta dell’ONU)

Prevede il diritto di ogni stato di potersi difendere, da solo o con l’aiuto di altri (difesa collettiva), qualora un altro stato abbia commesso un atto di aggressione nei suoi confronti.

Legittima difesa preventiva (interpretazione estensiva della legittima difesa)

Atto di difesa per respingere un attacco militare certo e imminente, ma non ancora sferrato.

Nel caso del Corridoio di Suwalki e dell’exclave di Kaliningrad, il governo russo potrebbe optare per una di tre opzioni, tutte ipotetiche. L’invio di armi in Ucraina, in primo luogo, potrebbe essere considerato dai russi come una partecipazione attiva degli occidentali nel conflitto ucraino e quindi la guerra contro la NATO sarebbe già iniziata. L'aggressione armata quindi avverrebbe in una situazione già di conflitto e quindi il problema della giustificazione non si porrebbe. L’altra ipotesi è quella della legittima difesa preventiva. In questo caso, l’aumento annunciato di truppe NATO nei paesi baltici potrebbe essere percepito dai russi come un “attacco militare certo e imminente, ma non ancora sferrato”. Infine, la Russia potrebbe semplicemente rispondere alle sanzioni occidentali attaccando per prima, come fece il Giappone nel 1941 a Pearl Harbor, scegliendo quindi di violare le leggi internazionali.

 

SEIDISERA del 27.06.2022: Testimonianza da Kaliningrad
SEIDISERA del 27.06.2022: Testimonianza da Kaliningrad
 

Cosa potrebbe fare la NATO

Il Corridoio di Suwalki è a cavallo tra la Polonia e la Lituania, due paesi membri dell’Alleanza atlantica. Un eventuale attacco russo per ristabilire i collegamenti con Kaliningrad, quindi, comporterebbe l’attivazione del meccanismo di difesa collettiva della NATO e quindi l’entrata in guerra di tutti i paesi membri della stessa, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia Germania e anche l’Italia.

Art. 5 del Trattato Nord Atlantico (NATO)

Un attacco armato contro uno o più membri sarà considerato come un attacco diretto contro tutti membri, e se un tale attacco si producesse, ciascuna di essi, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, assisterà la parte aggredita intraprendendo l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'uso della forza armata.

Cosa potrebbe quindi succedere?

La situazione è molto tesa e cambia quotidianamente. In occidente, non c’è unanimità su quello che bisognerebbe fare. L’ex leader dei laburisti inglesi, Jeremy Corbyn, l’ex presidente Donald Trump e il politologo Noam Chomsky invocano i negoziati per poter arrivare a una soluzione condivisa con Mosca. Il Presidente statunitense Joe Biden e il Segretario della NATO premono per l’invio di truppe nei paesi baltici, puntando tutto sulla deterrenza punitiva e sull’idea che prezzo di una guerra aperta con la NATO sia troppo alto per la Russia.

Definizione di deterrenza:

La strategia volta a influenzare le azioni di un altro soggetto, alzando il prezzo che questo dovrà pagare in caso di un’aggressione. Esempio: un attacco nucleare è impedito dalla paura delle parti di venire a loro volta distrutti con gli ordigni nucleari dell’altra parte.

Sarebbe troppo affrettato escludere l’eventualità di un attacco armato. Quando, l'inverno scorso, i servizi segreti inglesi e americani annunciavano come imminente l’invasione russa dell’Ucraina, si è forse sottovalutata la possibilità che questa si avverasse davvero. La strategia della deterrenza, fino ad oggi, ha funzionato e i recenti tragici eventi però non sembrano aver cambiato questo fatto: la bomba, si spera, fa ancora paura a tutti.

JKM
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