Un soldato ucraino scaglia proiettili di mortaio contro i soldati russi (Keystone)

Ucraina lotta sul campo e per il grano

L'esercito di Kiev resiste ai bombardamenti delle truppe di Mosca a Severodonetsk, mentre Ankara cerca una soluzione al blocco dei porti ucraini

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La guerra in Ucraina dopo 104 giorni registra ancora cruenti combattimenti in varie zone del Donbass e, in particolare, nella città di Severodonetsk, che è sempre martellata incessantemente da artiglieria e missili di Mosca e dove la situazione cambia "di ora in ora", secondo Kiev. "I nostri eroi stanno mantenendo le loro posizioni a Severodonetsk. Gli intensi combattimenti di strada continuano", ha detto il presidente Volodymyr Zelensky nel suo ultimo discorso video di lunedì sera.

 

Il presidente ucraino sempre lunedì ha detto ai giornalisti che i colloqui con la Russia "sono a livello zero" e che le truppe di Mosca puntano alla conquista non solo di Severodonetsk, ma pure e soprattutto dell’ancor più strategica città di Zaporizhia - dove nei mesi scorsi trovavano rifugio le persone che fuggivano da Mariupol e da altre città ucraine bombardate.

Proprio per fronteggiare l’offensiva delle truppe russe, che hanno concentrato negli ultimi giorni volumi enormi di personale e armamenti, Kiev ha bisogno di almeno 60 sistemi lanciarazzi multipli (MLRS), molti di più di quelli promessi finora da Stati Uniti e Regno Unito. Lo ha reso noto il tenente colonnello Oleksiy Arestovych, consigliere militare del presidente Zelensky.

Benché gli MLRS siano "un'arma rivoluzionaria", ha spiegato l’ufficiale, non ne sono stati inviati a sufficienza per cambiare le sorti del conflitto. "Meno ne avremo e peggiore sarà la nostra situazione”, ha spiegato il consigliere. “Le nostre truppe continueranno a morire e noi continueremo a perdere terreno", soprattutto se i Paesi che possiedono decine di MLRS "decideranno di donarne solo quattro o cinque".

Crisi alimentare: Washington accusa Mosca, Ankara cerca soluzioni

L'altra grande battaglia che vede di fronte Kiev e Mosca, di carattere economico, è legata al blocco delle risorse di quella superpotenza cerealicola che è l'Ucraina. Lunedì sera il capo della diplomazia americana Antony Blinken ha accusato Mosca di “ricattare” il mondo pretendendo la revoca delle sanzioni internazionali in cambio della fine del blocco delle esportazioni di grano e altri prodotti alimentari ucraini.

Il segretario di Stato USA ha affermato che sono un’evidenza "credibile" le informazioni secondo cui la Russia sta rubando tonnellate di cereali, "per venderle a proprio profitto", mantenendo nel contempo il suo blocco navale dei porti ucraini. In questo ambito, al fine di trovare una soluzione a questa fase di stallo, la diplomazia lavora per raggiungere un’intesa utile per permettere un “corridoio per il grano da Odessa”.

Alla base di tale tentativo spinto da Kiev c’è il Governo di Ankara, dove domani, mercoledì, arriverà il ministro degli Esteri di Mosca Sergej Lavrov, ma i tempi lunghi (servirà almeno un mese per lo sminamento dei porti da parte della Turchia) lasciano scettici gli ucraini.

AFP/Reuters/EnCa
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