Nancy Pelosi durante un suo incontro con a Donald Trump alla Casa bianca (keystone)

Un mese di impeachment, e ora?

Tutto quello che c’è da sapere sull’indagine di destituzione avviata contro Donald Trump

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È trascorso un mese da quando, il 24 settembre, la presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi ha annunciato l’avvio della procedura di impeachment del Presidente Donald Trump in seguito alla denuncia formale di un “whistleblower” allertato per il contenuto della telefonata di Trump all’omologo ucraino Zelensky del 25 luglio 2019.

La presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi
La presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi (keystone)

La trascrizione di quel colloquio è stata resa pubblica il giorno seguente l’avvio dell’indagine di destituzione ed emerge come il presidente americano abbia chiesto al leader di Kiev di indagare su un suo avversario politico, Joe Biden. Rivelazioni giornalistiche avevano anticipato come gli Stati Uniti avessero vincolato 390 milioni di dollari in aiuti militari destinata all’Ucraina al “favore” richiesto da Trump.

Un presunto abuso di potere su cui sta indagando la commissione della Camera: in quattro settimane di audizioni i dettagli trapelati e le rivelazioni giornalistiche si sono susseguiti senza sosta. Difficile a volte orientarsi, ecco allora in 5 punti quello che è necessario sapere.

L'ambasciatore americano all'UE Gordon Sondland
L'ambasciatore americano all'UE Gordon Sondland (keystone)

L’accusa: il presidente americano ha abusato del suo potere per fini personali? I deputati hanno sentito soprattutto funzionari e diplomatici che hanno lavorato con l’Ucraina: l’ex e l’attuale ambasciatore a Kiev, l’ambasciatore all’UE Gordon Sondland, alcuni collaboratori della segreteria di Stato. Tutti hanno manifestato disagio e perplessità per i canali diplomatici utilizzati dal Presidente e incredulità per le sue richieste. La “pistola fumante” l’ha forse fornita William Taylor, diplomatico di lungo corso, interrogato martedì. La sua accurata testimonianza conferma un legame diretto tra il congelamento degli aiuti economici all’Ucraina e le pressioni di Trump per indagare gli avversari politici. Tra le persone convocate ha rifiutato di testimoniare uno dei protagonisti più contradditori, l’ex sindaco di New York Rudi Giuliani, avvocato privato di Trump che gestiva direttamente i rapporti con i diplomatici ucraini apparso a più riprese in televisione nell’ultimo mese. Tre suoi collaboratori sono stati arrestati e due sono indagati dall’FBI per violazione delle regole sui finanziamenti delle campagne elettorali.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (keystone)

La difesa: sin dal principio il presidente americano ha definito “perfetta” la sua telefonata a Zelenksy, tanto d’averla resa pubblica dopo le prime indiscrezioni giornalistiche. Secondo Donald Trump non c’è stato alcun ricatto (“quid-pro-quo” è il termine usato negli USA), ma si è trattato di un semplice dialogo tra leader politici. La procedura di stato d’accusa – secondo il Presidente – è solo un tentativo democratico di rovesciare il risultato del voto del 2016; attaccando avversari e i media il Presidente ha addirittura invitato apertamente altri Stati stranieri (la Cina) a indagare sulla “corruzione” di Joe Biden e suo figlio. Settimana scorsa il capo staff della Casa Bianca, Mick Mulvaney, ha avuto un inatteso momento di fama quando ha dichiarato ai giornalisti di non farci caso, “Get over it”, simili do ut dessi fanno in continuazione in politica estera”.

L'ex sindaco di New York Rudi Giuliani
L'ex sindaco di New York Rudi Giuliani (keystone)

La tempistica: Visto l’impatto sulla campagna presidenziale del 2020 sia Democratici sia i Repubblicani desiderano che l’indagine di impeachment duri il meno possibile, ma l’impressione è che i tempi rischino di allungarsi. L’auspicio dell’accusa è che l’indagine possa concludersi nel periodo natalizio. I Repubblicani avrebbero preferito che l’inchiesta finisse per il Giorno del Ringraziamento, a fine novembre. Nel partito del Presidente il solo Mitt Romney ha sinora espresso perplessità sull’operato di Trump, altri – la maggior parte – hanno optato per il silenzio senza mai entrare nel merito delle accuse rivolte al Presidente, ma esprimendo dubbi sul metodo dell’indagine. Difficile si arrivi a una decisione del Senato prima del 2020.

Il senatore repubblicano dello Utah Mitt Romney
Il senatore repubblicano dello Utah Mitt Romney (keystone)

Il linguaggio: La tesi presidenziale ha acuito la virulenza dello scontro tra Democratici e il presidente (innumerevoli le zuffe e gli scambi di accuse tra Trump e la speaker Pelosi o il presidente della commissione d’intelligence Adam Schiff). Dal giorno dell’annuncio di Pelosi, Donald Trump ha messo in dubbio la versione del “whistleblower”, l’ha definito un “traditore” e ha sempre parlato dell’indagine come una “caccia alla streghe”, un “colpo di stato” che provocherebbe una “guerra civile” e, nell’ultima settimana, un “linciaggio” (termine che negli Stati Uniti ricorda le esecuzioni extra-giudiziali per motivi razziali avvenute tra la fine dell’Ottocento e il 1950). Un’escalation accompagnata da una forte presenza mediatica e una mirata campagna sui social. Quotidianamente la “Trump War Room” inonda il web raccontando la versione alternativa dell’indagine avviata dalla Camera. Nella settimana successiva all’annuncio di Pelosi, sono stati investiti 2,3 milioni di dollari sui social media (Facebook e Twitter) per rispondere colpo su colpo alle accuse.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (©Keystone)

Il braccio di ferro politico: Mai nessun presidente americano è stato destituito. Sin dall’avvio della quarta procedura avviata negli Stati Uniti, più di un’analista ha nutrito dubbi sull’esito dell’indagine visto che difficilmente i due terzi (67 su 100) del Senato a maggioranza repubblicana (53) confermeranno un’eventuale decisione di impeachment della Camera dei Rappresentanti (dove basta la maggioranza assoluta) a maggioranza democratica. Dal 24 settembre il numero dei deputati che appoggiano lo stato d’accusa di Trump è cresciuto e pure – stando ai sondaggi – il sostegno dell’opinione pubblica. Ma paradossalmente, un mese di indagine ha pure reso più profondo il fossato che divide il Partito Repubblicano e quello Democratico, e ancora più spaccato il Paese.

 
m.h.
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