Contenere le emissioni: la difficile sfida per il summit di Parigi
Contenere le emissioni: la difficile sfida per il summit di Parigi (rsi)

"Un vertice con basi labili"

L'emergenza dei mutamenti climatici e i rischi di fallimento per la Conferenza mondiale di Parigi

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Concordare una riduzione globale delle emissioni di CO2 da combustibili fossili. Introdurre impegni giuridicamente obbligatori per tutti gli Stati. Contenere entro i 2 gradi, da qui al 2100, l'aumento delle temperature a livello planetario. Si può riassumere in questi termini la posta in gioco all'attesa Conferenza internazionale sul clima (COP 21) che si svolgerà a Parigi fra il 30 novembre e l'11 dicembre.

Tanto ambiziosi sono gli obiettivi, quanto deboli appaiono le basi stesse del vertice. È almeno questa l'opinione di Luca Mercalli, esperto di climatologia particolarmente noto al grande pubblico. "Da quando queste conferenze esistono, e ormai ne sono state fatte venti, non hanno mai dato i frutti sperati per soluzioni incisive alle emissioni che causano i mutamenti climatici".

Il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana
Il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana (rsi)

Sullo sfondo del vertice sarà inoltre ben vivida l'ondata emotiva prodotta dagli attentati che, venerdì scorso, hanno sconvolto proprio la capitale francese. "Ciò rischia di indebolire ulteriormente il clima della discussione", imponendo l'idea che siano adesso ben altre le emergenze da affrontare. A imporsi, secondo Mercalli, dovrebbe anzi essere una riflessione più sistematica, che tenga conto anche del ruolo che esercita proprio l'emergenza ambientale come causa scatenante di conflitti e violenze.

 

Si quantificano intanto in 32 miliardi di tonnellate le emissioni di CO2 riversate ogni anno nell'atmosfera. E non sono affatto confortanti i dati più recenti sull'impatto dei mutamenti climatici. Mercalli sottolinea l'elevato livello delle temperature che si sta manifestando da mesi proprio alle nostre latitudini.

L'assottigliamento delle superfici dei ghiacciai conferma sempre di più l'impatto del riscaldamento globale
L'assottigliamento delle superfici dei ghiacciai conferma sempre di più l'impatto del riscaldamento globale (rsi)

"Abbiamo vissuto una delle estati più calde della storia e i ghiacciai hanno perso una superficie doppia rispetto a quella media degli anni precedenti. Abbiamo in queste ore un autunno fra i più caldi che si siano mai verificati...", ricorda Mercalli,  citando quindi i dati da ogni parte del mondo che confermano, una volta di più, la fase di riscaldamento globale del pianeta.

La consapevolezza della gravità della situazione non sembra però ancora far breccia nella comunità internazionale. Permangono divergenze sulle misure da intraprendere e gli Stati Uniti, pur promettendo importanti investimenti per il clima, hanno già fatto capire di non aspettarsi un nuovo accordo vincolante come quello di Kyoto. Ma quali sarebbero i rischi cui si finirebbe esposti in caso di fallimento della Conferenza di Parigi? "Più tempo perdiamo e più difficile sarà contrastare in futuro l'aumento di temperatura. Sarà quindi possibile solo un adattamento ma non più una mitigazione" delll'impatto del fenomeno, osserva Mercalli.

 

Alex Ricordi

 

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