L'avvocato olandese Roger Cox
L'avvocato olandese Roger Cox (©Keystone)

"Una sentenza epocale"

Roger Cox, l'avvocato olandese che ha vinto contro Shell, si esprime sul dispositivo che impone all'azienda di ridurre entro il 2030 del 45% le sue emissioni di CO2

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Una sentenza che cambia il mondo nelle sue fondamenta: lo afferma Roger Cox, l'avvocato olandese che è riuscito a imporre per via giudiziale al colosso petrolifero Shell di ridurre entro il 2030 del 45% le sue emissioni di CO2. L'incisivo intervento dei giudici nella strategia di una società privata sta facendo discutere in tutto il pianeta giuristi, attivisti per il clima e politici.

Finora le cause legali contro le aziende che si basavano sui diritti umani non avevano chance: ora, dopo la sentenza adottata all'Aia il 26 maggio, la situazione è cambiata. Secondo Cox - che dice di aver aperto gli occhi sul tema dopo aver visto nel 2006 il documentario "Una scomoda verità", con protagonista l'ex vicepresidente americano Al Gore - qualunque ragionevole consigliere di amministrazione di una società "non può negare che la protezione contro gli effetti del cambiamento climatico è diventata un diritto umano".

L'avvocato - che nella causa in questione ha agito per conto dell'associazione ambientalista olandese Milieudefensie - non accetta l'obiezione di chi sostiene che il petrolio, se non sarà estratto da Shell, verrà lavorato da un'altra impresa. "Questo non ha alcuna importanza dal punto di vista legale. – afferma in un’intervista concessa alla Neue Zürcher Zeitung - Non solleva la Shell dalla responsabilità di fare qualcosa per i danni derivanti dalla sua produzione". L'impresa olandese è all'origine del 2% delle emissioni globali dalla rivoluzione industriale, afferma lo specialista sulla base di un calcolo di un professore, Richard Heede. Ma se Shell diventa responsabile delle emissioni di chi viaggia con un'auto alimentata con il suo carburante, perché non citare in giudizio i produttori di armi con cui vengono commessi omicidi? "Sono confronti ipotetici", taglia corto Cox.

A suo avviso i gruppi petroliferi hanno un enorme potere sul mercato: ci vuole infatti molto tempo affinché una startup costruisca 45'000 stazioni di ricarica per le auto elettriche, in modo da avere una vera alternativa al petrolio. E i prezzi rimarranno elevati, se al contempo continuerà ad essere estratto il greggio: coloro che non hanno soldi dovranno quindi continuare a guidare vetture alimentate a carburante, anche se volessero consumare in modo ecologico.

"Possiamo raggiungere gli obiettivi climatici solo se le grandi compagnie petrolifere cambiano", riassume il 53enne. Il consumatore ha un potere troppo limitato per riuscire a fare qualcosa in tempo: serve una trasformazione dell'intero sistema. "Noi come individui abbiamo ancora un obbligo morale, ma non legale. Quello legale è a carico innanzitutto di coloro che hanno creato il 50% o più dell'intero problema. Questo fa la differenza dal punto di vista giuridico." Secondo Cox non bisogna infatti essere dei geni per capire che non si potrà creare un nuovo sistema energetico entro il 2030 semplicemente installando dei pannelli solari sul tetto.

"Questa sentenza cambia fondamentalmente il mondo", si dice convinto l'avvocato. "Le grandi aziende non possono solo badare agli interessi dei loro azionisti, devono anche rendere conto degli effetti a lungo termine delle loro azioni. Hanno una responsabilità, proprio come i cittadini". Nessuna paura dei ricorsi? "No, sono molto fiducioso che questa sentenza verrà confermata anche dalle prossime istanze", conclude Cox.

 
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