Il giallo del glifosato (RSI/Elena Boromeo)

Glifosato: un rebus senza fine

I pareri scientifici sono discordanti; alcuni Stati vogliono bandirlo mentre in Svizzera è ritenuto sicuro

mercoledì 29/11/17 05:33 - ultimo aggiornamento: mercoledì 29/11/17 06:45

Il glifosato è l'erbicida più diffuso al mondo fin dal 1974, quando il gigante agrochimico Monsanto ha iniziato a venderlo col nome di Roundup. Ogni anno, se ne spargono circa 800'000 tonnellate su campi coltivati, ferrovie e giardini privati. Tracce di glifosato oggi si trovano nel 40% degli alimenti che arrivano sulle tavole degli svizzeri, soprattutto nella pasta, nei cereali e nei legumi (lo indica uno studio dell'USAV, in cui si precisa che i valori sono sotto i limiti di legge). A livello globale, il consumo di questo erbicida è in crescita, anche grazie all’introduzione negli anni duemila - per mano della stessa Monsanto - delle cosiddette colture "Roundup ready", ovvero geneticamente modificate in laboratorio per resistere al glifosato. Si calcola che il 60% della soja prodotta a livello mondiale sia "Roundup ready".

La soia OGM resiste al glifosato (AFP)

 

La presunta tossicità

Fino a pochi anni fa, questo diserbante era considerato innocuo per la salute umana. Finché il 20 marzo 2015, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), che fa parte dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha concluso che il glifosato è genotossico e cancerogeno per gli animali e probabile cancerogeno per l'uomo (categoria 2A, come il DDT e le carni rosse). Alla base di questa valutazione ci sono sia dei dati sul lieve aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin tra alcuni agricoltori, sia degli studi di laboratorio che hanno dimostrato danni genetici su cellule isolate. Pochi mesi dopo, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha emesso un parere di segno opposto, sostentendo che "è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l'uomo".

Gli attivisti hanno fatto pressione anche sulla Commissione europea (reuters)

 

I "Monsanto Papers"

Questo parere - che ha un peso importante, poiché è su di esso che la Commissione europea si basa per decidere se chiudere o meno le porte del mercato comunitario al Roundup - ha fatto molto discutere. Alcuni passaggi, infatti, come ha rivelato il Guardian, sono identici ad una ricerca realizzata dalla stessa Monsanto. L'Agenzia ha replicato ribadendo l'integrità della sua valutazione e spiegando che la prassi prevede l'esame di tutti gli studi scientifici a disposizione, compresi quelli prodotti dall’azienda. Ed è stato questo il parere che ha prevalso, lunedì. A gettare nuove ombre ci sono stati anche i cosiddetti "Monsanto Papers", documenti interni che l'azienda è stata costretta a pubblicare nel 2017 in seguito ad un processo aperto negli Stati Uniti, dove circa 3'500 persone, tra malati di tumore e familiari, hanno sporto denuncia. Si tratta di decine di migliaia di pagine che dimostrerebbero come Monsanto abbia tentato di influenzare il mondo scientifico in proprio favore.

I documenti che hanno messo nei guai la multinazionale statunitense (keystone)

 

L'impasse europeo e la Svizzera

Sul piano politico la situazione è altrettanto delicata: l'Europa ha deciso di rinnovare l'autorizzazione del glifosato, che scadeva improrogabilmente il 15 dicembre, nonostante gli Stati membri fossero divisi (guarda la mappa in alto).

Le posizioni degli Stati UE nella votazione del 9 novembre (RSI/eb)

In Svizzera, dove il glifosato continua ad essere autorizzato, l'Ufficio federale dell’agricoltura ha fatto sapere che "reagirà in base alla decisione dell’Unione europea". Al momento, questo erbicida "non è da classificare cancerogeno", e un suo divieto nella Confederazione "non è giustificato". In attesa di ulteriori risposte dal mondo scientifico, però, molti contadini, sia in Svizzera, sia in Ticino, stanno scegliendo di farne a meno, come spiega Sem Genini, segretario agricolo cantonale (guarda l'intervista nel video).

Elena Boromeo

La puntata di Modem dedicata al glifosato:

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