Decine, forse centinaia i portali gestiti da una regia ben organizzata (RSI/px)

Il lato social dei salafiti

Internet brulica di siti per una conversione fai-da-te all’Islam duro e puro. Abbiamo intrapreso il processo e ... - L'inchiesta

mercoledì 06/12/17 05:00 - ultimo aggiornamento: mercoledì 06/12/17 06:03

“Grazie per la sua email. Per qualsiasi necessità usi la nostra live-chat per contattare un consulente”. Nella mia casella di posta elettronica si è appena materializzato un messaggio. A scrivermi in maniera così formale è Zia, nome arabo maschile che significa “luce”. Un nome azzeccato, vista la natura della mia richiesta. Perché no, non ho appena effettuato un acquisto via Internet. Sto pensando di convertirmi all’Islam. Da solo. Online. Seguendo poche, semplici istruzioni.

Sono atterrato sul sito islamreligion.com: un portale "per persone di fedi diverse che cercano di capire l'Islam e i musulmani". Un sito le cui intenzioni sembrano quelle di voler promuovere la religione, presentandola in maniera semplice e neutrale. Ma è proprio così?

Islamreligion.com

La conversione fai-da-te - Un articolo su tutti salta all’occhio: “Come convertirsi all’Islam e diventare musulmano”. È necessario conoscere l’arabo? Bisogna prima recarsi in moschea per parlare con un imam? Niente di tutto ciò.

Il sito parla chiaro: “Diventare musulmano è semplice”. Basta pronunciare la Shahada. La testimonianza di fede. Sette parole in arabo: “La ilaha illa Allah, Muhammad rasul Allah”. Non esiste altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta.

“È così facile!”, ribatte Islamreligion, mettendo a disposizione un file audio per evitare sbagli di pronuncia e una live-chat per prestare “assistenza immediata” agli utenti attanagliati da dubbi pratici e dottrinali.

In alternativa, basta mandare una mail e la risposta è assicurata. Ci ho provato. Non ho pronunciato la Shahada per rispetto dei fedeli e non ho affermato di essermi convertito. Ho semplicemente palesato un interesse e chiesto informazioni e consigli. La risposta non si è fatta attendere e così ho ricevuto l’email di Zia, che mi invita a visitare altri siti per conoscere meglio i precetti religiosi e le parole di Maometto.

 

Una galassia di pagine web - Islmareligion.com non è l’unico nel suo genere. Ve ne sono decine. Eccone alcuni esempi: newmuslimguide.com; chatislamonline.org; rasoulallah.net; knowingallah.com; abcislam.net; islam-guide.com; islamhouse.com e allahsword.com.

Siti web tradotti in dozzine di lingue. Nonostante i nomi generici, sono tutti gestiti da musulmani sunniti (il ramo maggioritario dell’Islam). Sembrano voler veicolare una visione aperta della religione, ma di fatto si rifanno tutti al salafismo, una corrente rigorista fondata sull'interpretazione letterale del Corano, in piena espansione in tutta Europa.

Una rigidissima visione dell’Islam suffragata dai consigli veicolati da queste pagine. Alcuni esempi? “L’uomo può sposare cristiane ed ebree; le donne solo musulmani: a loro è vietato il matrimonio con un miscredente”; “La moglie deve soddisfare le necessità sessuali del marito: compie un grave peccato se rifiuta l’invito alla relazione sessuale”; “Non è consentito alla moglie fare entrare qualcuno in casa senza il permesso del marito”; “Allah ha ordinato alla donna di coprirsi interamente ad eccezione del viso e delle mani, ma se la loro esposizione è causa di tentazione, allora bisogna coprire anche queste parti del corpo”. O ancora: “La sharia, la legge islamica, è valida per governare il mondo intero”.

Aiuto in diretta - Torno al punto di partenza. La “live-help chat” di Islamreligion è attiva. È il momento di contattare un consulente. Non faccio neppure in tempo a scrivere le prime parole che qualcuno si è già materializzato. A conversare con me questa volta è Moulay: un uomo, il cui nome arabo significa “maestro”, a dimostrazione del fatto che chi gestisce questo dedalo di pagine non lascia nulla al caso.

“Buongiorno e benvenuto. Come posso aiutarla?”. La conversazione prosegue per mezz’ora ed il “maestro” è istruito per non uscire dal seminato: “Se davvero crede che esiste un unico Dio e che Maometto è il suo profeta, deve convertirsi subito. Approfondirà in seguito la conoscenza dell’Islam. Nessuno sa quando la morte giungerà e nessuno vuole morire senza essere musulmano. Se crede che l’Islam sia la verità, si deve convertire in fretta!”.

Moulay è abile, prende tempo e glissa su varie domande. Ma poi incalza: “Se lo desidera posso aiutarla a convertirsi. È facile e possiamo farlo in pochi minuti!” Lo scambio di messaggi prosegue. È meglio essere sunniti o sciiti? “Esiste un solo Corano”. Il salafismo è qualcosa di positivo? “Sì lo è”. Bisogna essere salafiti? “Non per forza. Solo musulmani”.

Il maestro non si sbilancia, ma la sua affinità al movimento delle origini si fa sempre più marcata. Ad ogni domanda risponde con un link a islamQA.info, un portale fondato dal controverso predicatore Mohammed Saalih Al-Munajjid. Una wikipedia dell’Islam duro e puro: il più popolare e frequentato portale salafita, contenente migliaia di fatwa inerenti i temi più disparati.

Muhammad Al-Munajjid

La lunga mano saudita - Gestire questo genere di portali rappresenta uno sforzo editoriale notevole, se si pensa alle migliaia di cartelle da tradurre e alle decine di webmaster da stipendiare per garantire l’aggiornamento di questi siti web, tutti declinati anche sui social network. Un lavoro che presuppone una regia ben organizzata. E soprattutto soldi. Molti soldi.

Le informazioni contenute nei crediti dei siti web visitati parlano chiaro: dietro questi portali si nasconde la lunga mano dell’Arabia Saudita.

Islamreligion.com e Islamhouse.com (mare magnum di dossier tradotti in 112 lingue) non fanno per esempio mistero di essere gestiti dalla Cooperative Office for Dawah, una ONG con sede a Riad che tiene un rendiconto annuale della sua opera di proselitismo. knowingallah.com è invece stato sviluppato dalla Medad, un’agenzia di comunicazione che è “emanazione del Regno di Arabia Saudita” e che opera nella regione del Golfo, mentre chatislamonline.org dichiara di essere un progetto della WWAII, l’associazione per la presentazione mondiale dell’Islam, la cui sede si trova nella città santa di Medina.

La Medad, agenzia di comunicazione che ha sviluppato alcuni di questi siti, è una branca del Regno di Arabia Saudita

Perché tutto questo attivismo religioso online? “I salafiti ritengono che l’unico vero Islam sia il loro e fanno di tutto per promuovere la loro visione della religione”, ci spiega Laura Silvia Battaglia, giornalista e da anni reporter dal mondo arabo-islamico: “L’Arabia Saudita e in generale i paesi del Golfo esportano il salafismo in Europa attraverso finanziamenti molto impegnativi, resi possibili anche dalle transazioni commerciali con il Vecchio Continente e gli Stati Uniti”.

Questi siti sono destinati primariamente ai futuri credenti occidentali: “È molto facile - aggiunge Battaglia - riuscire a convincere chi non ha formazione religiosa e non conosce l’arabo, che il salafismo sia il vero e unico Islam”.

 

“No al terrorismo” - Il messaggio promosso da questa galassia di pagine è chiaro, così come la visione dogmatica della religione. Questo, tuttavia, non significa che questi portali giustifichino il terrorismo. In tutti quelli consultati, la condanna degli atti di violenza, ovunque si verificano, è univoca:“L’Islam è una religione di pace”.

Secondo molti analisti, tuttavia, i movimenti salafiti flirtano con l’estremismo islamico. Jean-Paul Rouiller, esperto di terrorismo ed ex agente dei servizi di informazione svizzeri, in un’intervista apparsa su RSINews spiegava: “I movimenti salafiti si proclamano estranei al terrorismo ma il fondamentalismo è come un muro: non si può dare la colpa ad un singolo mattone, ma basta fare un passo indietro per vedere il processo di radicalizzazione nel suo insieme”.

“Non sono i salafiti a suggerire di partire per il jihad o compiere un attacco, ma danno all’intero processo la giusta propulsione."

 

“Senza permesso tua moglie non esce di casa” - Torno a discutere con Moulay, il “maestro”, che mi sprona a fare il grande passo. Ci devo riflettere. Non sono sposato ma convivo da anni. Che fare? “O vi sposate o vi lasciate. Non c’è posto nell’Islam per una relazione fuori dal matrimonio”. E se divento musulmano, lo deve fare anche lei? “Se è cristiana non per forza. Ma se lo fa è molto meglio”. Lei lavora ma io non approvo. Posso impedirle di uscire di casa? “Per ora non può costringerla. Ma quando diventerà musulmana non potrà più uscire senza il suo permesso”. Davvero? “Sì, ma è per il suo bene. Sono regole che servono a proteggere le donne”.

Ludovico Camposampiero

Prevenzione del radicalismo islamico, se ne discute a Modem:

 

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