L'aeroporto della capitale rappresenta l'unica via d'uscita dall'Afghanistan (Reuters)

Ancora diversi svizzeri a Kabul

La cellula di crisi del DFAE lavora a pieno ritmo per le evacuazioni, ma raggiungere l'aeroporto è difficile

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Sono ancora diversi i cittadini svizzeri bloccati in Afghanistan, almeno 35, ma il loro numero continua ad aumentare perché si moltiplicano le persone che si annunciano a Kabul, ha spiegato di fronte alla stampa Hans-Peter Lenz, capo della cellula di crisi per l'Afghanistan del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Sono almeno 14 i cittadini svizzeri che hanno potuto lasciare il Paese e rientrare in patria grazie a voli tedeschi e statunitensi. La messa in sicurezza degli svizzeri, così come del personale locale e di altre persone con stretti legami con la Svizzera resta la massima priorità per il DFAE.

Nell'aeroporto della capitale continua senza sosta il lavoro del comando speciale dell'esercito svizzero, che sabato riceverà dei rinforzi, ma raggiungere lo scalo è difficile. Secondo alcune informazioni i talebani controllano e bloccano le persone in viaggio verso l'aeroporto. L'entrata allo scalo è poi controllata da militari statunitensi, ma il personale elvetico è in prossimità. Sabato il Dipartimento federale degli affari esteri invierà un aereo della Swiss in Uzbekistan per contribuire al ponte aereo della comunità internazionale.

Un ulteriore limite alla possibilità di partenza è la decisione degli Stati Uniti di permettere solo a voli militari di atterrare a Kabul, ma sono in corso delle discussioni per aprire la possibilità anche ad aerei civili in modo da facilitare l'evacuazione.

Ponte aereo per Tashkent

Sabato un aereo della Swiss da 300 posti partirà per Tashkent, capitale dell'Uzbekistan, per riportare in Europa cittadini elvetici e di altri Paesi che sono riusciti a lasciare l'Afghanistan a bordo di voli militari tedeschi e statunitensi. La Svizzera dà così il suo contributo agli sforzi di evacuazione compiuti dalla comunità internazionale.

L'appello di PS, Verdi e AsyLex

Il Partito socialista, i Verdi e AsyLex hanno consegnato venerdì alla Cancelleria federale un appello accompagnato da 41'547 firme che chiede di dare rifugio alle persone in fuga dall’Afghanistan. Al Consiglio federale viene chiesto di abbandonare la sua “politica del contagocce”. Gli esperti del DFAE hanno sottolineato che con le difficoltà presenti al momento è impossibile immaginare di trasportare migliaia di persone fuori dall’Afghanistan.

Un impegno a lungo termine

Johannes Matyassy, vicesegretario di Stato, ha sottolineato la preoccupazione del DFAE di fronte all'attuale situazione. "La Svizzera è consapevole che gli afghani hanno bisogno della comunità internazionale", ha detto Matyassy, e non solo di aiuti a breve termine ma anche di un impegno a lungo termine. La Svizzera, da anni impegnata per la pace in Afghanistan, continuerà il suo lavoro sul fronte diplomatico.

 
sf/ATS
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