Cifre preoccupanti: non superano gli esami finali d'apprendistato il 30% dei piastrellisti e oltre il 40% degli installatori di impianti di ventilazione e climatizzazione (archivio tipress)

Apprendisti alle corde

In molti non riescono a superare gli esami professionali e in certi rami il tasso di bocciatura è davvero alto. In causa, il ruolo dei datori di lavoro

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Sono più di 60'000, in queste settimane, i giovani in Svizzera che devono sostenere gli esami finali di apprendistato. E non tutti ce la fanno. Anzi, in determinati rami professionali il tasso di bocciatura risulta particolarmente elevato.

L'anno scorso più di un apprendista installatore di riscaldamenti su 4 è stato bocciato agli esami finali. Un tasso che ad esempio è ancora più alto per idraulici, installatori elettrici e piastrellisti segnala Mirjam Brassel, co-direttrice della scuola professionale di Zurigo, che forma 4'500 giovani che hanno scelto una professione del settore edilizio. Brassel ricorda che molte aziende hanno tanto da fare, e non di rado hanno poco tempo da dedicare agli apprendisti per insegnare loro il mestiere. E cita l'esempio di "un apprendista idraulico che per buona parte del tirocinio praticamente non ha fatto nient'altro che trascinare vasche da bagno sui cantieri. La formazione è stata del tutto trascurata: in questo caso parliamo di sfruttamento", afferma.

L'apprendista non solo sgobba per pochi soldi, ma impara poco o nulla e poi non supera l'esame pratico. Ma i problemi non mancano neanche per quello teorico. Nelle classi spesso numerose è difficile seguire in particolare gli apprendisti più deboli. "Vedo docenti sempre più oberati, che debbono fare salti mortali per aiutare i giovani a colmare i loro deficit. Mi sembro veramente impotente", dice Brassel.

Aziende da sensibilizzare

Sono 6'000 gli apprendisti che lo scorso anno non hanno superato gli esami finali, poco meno del 10%. Neanche il 4%, invece, quelli che non sono stati promossi all’esame di maturità. E in certi settori, come quello delle professioni dell'edilizia, il tasso è ben superiore. Che fare dunque per correre ai ripari? Occorre sensibilizzare le aziende, renderle attente sul fatto che è importante prendere sul serio la formazione, risponde l'argoviese Thomas Rentsch, che qualche anno fa ha dato vita ad una fondazione che propone dei corsi per i datori di lavoro. "Non sono più dei superiori autoritari, il loro ruolo è cambiato, oggi devono accompagnare il giovane nel percorso formativo", sottolinea, "aiutarlo a raggiungere un obbiettivo comune".

Le imprese che investono nella formazione ricevono dalla fondazione di Thomas Rentsch un marchio di qualità. E finora l'hanno ottenuto 250 aziende. "Nelle ditte che offrono una buona formazione, c'è anche un buon clima di lavoro", osserva Rentsch, "i dipendenti sono più soddisfatti, restano fedeli all'azienda e svolgono la loro attività con più impegno".

Investire nella formazione è importante non solo per facilitare l'accesso dei giovani al mondo del lavoro, ma anche per combattere la penuria di personale, che anche in Svizzera è un problema sempre più preoccupante per le aziende.

Anna Maria Nunzi
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