La foto pubblicata nell'edizione domenicale (Blick.ch)

Armi in Yemen e Siria, punto finale

Le commissioni parlamentari della gestione hanno fatto luce sulle controverse vendite belliche elvetiche. “Oggi non possibili, ma tutto regolare”

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Controverse e oggi impossibili, ma conformi alla legge di allora. Le commissioni parlamentari di sorveglianza hanno messo il punto finale a due vicende riguardanti forniture svizzere di armi  - o di materiale a duplice impiego - finite sotto i riflettori della cronaca.

La prima riguarda la fornitura alla Siria, nel 2014, di 5 tonnellate di isopropanolo, una sostanza potenzialmente utilizzabile per la fabbricazione di gas nervino. La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) aveva recentemente spiegato che il gas era destinato a un'azienda farmaceutica non legata al regime siriano, ma ha al contempo sottolineato che oggi tale vendita non sarebbe in ogni caso più possibile. La correttezza dell'operazione è ora stata confermata anche dalle commissioni parlamentari della gestione.

Nella loro funzione di vigilanza sull'amministrazione federale, i commissari hanno voluto vederci chiaro anche su un'altra vicenda: il sospetto uso di fucili d'assalto in Yemen provenienti da uno stock venduto all'Arabia Saudita nel 2006. Anche in questo caso la stessa vendita sarebbe oggi proibita, ma nel rapporto d'attività 2018 delle commissioni si legge che “il Dipartimento dell'economia constata l'assenza di prove solide ed evidenti del loro impiego nelle ostilità; tuttavia non è stato possibile escluderlo, in particolare nelle regioni di frontiera yemenite”.

Per il futuro i commissari hanno invece chiesto di essere informati in maniera più dettagliata circa le forniture di materiale bellico effettuate dalle filiali estere di RUAG.

RG/dielle
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