Sion (keystone)

Cittadini che informano i cittadini

A Sion i partecipanti al progetto demoscan stileranno un rapporto di una pagina su temi in votazione, che verrà inviato in aggiunta al materiale ufficiale

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I cittadini informano i cittadini: potrebbe essere riassunto così il progetto "demoscan" dell'Università di Ginevra, finanziato dal Fondo nazionale svizzero. Un progetto che per il momento interessa la città di Sion e che ha lo scopo di coinvolgere maggiormente la popolazione in occasione di votazioni e di migliorare la partecipazione al voto.

Il test è partito la scorsa settimana: sono stati sorteggiati 2'000 abitanti aventi diritto al voto (il 10% dell'elettorato della città). Nei prossimi giorni i ricercatori ne selezioneranno 20, tra gli interessati a partecipare al progetto. Il gruppo a fine novembre per due fine settimana dovrà analizzare uno degli oggetti in votazione il prossimo febbraio con il compito, spiega il responsabile del progetto, il professor Nenad Stojanović, di redigere un rapporto lungo una pagina “che riassumerà i punti principali della votazione, le motivazioni per votare sì e quelle per votare no”. Questo rapporto verrà inviato a inizio gennaio ai cittadini, in aggiunta ai tradizionali opuscoli informativi. “In questo modo si offre un’altra fonte di informazione, e si spera che più cittadini decidano di partecipare”, aggiunge Stojanović.

Nenad Stojanovic
Nenad Stojanovic (keystone)

Argomenti pro e contro riassunti dunque in una pagina formato A4, e soprattutto espressi in modo semplice. Si tratta di una critica agli opuscoli ufficiali preparati dalle autorità? “Gli opuscoli ufficiali sono in effetti troppo lunghi – risponde Stojanović-, e tanti votanti non li leggono. Sicuramente sono fatti bene, anche se a volte succede, a livello comunale o cantonale piuttosto che federale, di avere una visione di parte. Non intendiamo però criticare quello che già esiste, ma intendiamo offrire un’altra fonte di informazione. Non necessariamente migliore, ma che viene da un altro gremio. In questo caso non saranno né il Parlamento né il Consiglio federale a raccomandare cosa votare”.

Di informazioni se ne ricevono già tante, da fonti diversi, e i temi sono spesso molto complessi. Non c'è il rischio di contribuire a diffondere informazioni se non false, imprecise, o a paure infondate? “No, al contrario: esperienze simili condotte in diversi paesi del mondo dimostrano che i cittadini “comuni” sono assolutamente in grado di capire la complessità della materia, di farsi un’idea, sono capaci di distinguere informazioni non pertinenti o fuorvianti da quelle necessarie”.

Un progetto del genere è già stato introdotto in Oregon, dove, continua Stojanović, “quattro cittadini su 10 hanno confermato di aver letto il rapporto stilato dai cittadini comuni e di averlo preso in considerazione”.

A fine 2020 l'esperimento sarà esteso a un altro comune svizzero, che non è però ancora scelto.

RG-MF/ludoC
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