Musica del futuro?
Musica del futuro? (tipress)

Disoccupazione, le reazioni

Parlamentari svizzeri divisi sul progetto targato UE di far pagare le indennità al paese in cui un frontaliere lavorava prima di essere licenziato

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Far pagare le indennità di disoccupazione per i lavoratori frontalieri non più ai paesi di residenza ma a quelli in cui il lavoratore pendolare lavorava e versava in contributi da almeno un anno: è quello che vogliono i ministri degli affari sociali dell’Unione Europea che giovedì hanno approvato questo nuovo meccanismo. Ci vorrà del tempo (forse molto) prima che questa proposta si concretizzi, ma in questo caso anche la Svizzera dovrà con ogni probabilità applicarla. L’onere finanziario supplementare peserà per centinaia di milioni di franchi.

 

La proposta targata UE non è passata inosservata sotto la cupola di Palazzo federale: i parlamentari svizzeri sono divisi.

Il consigliere agli Stati ticinesi Filippo Lombardi (PPD), per esempio, ha un’opinione pragmatica: “Abbiamo goduto per molto tempo del privilegio di incassare i contributi (i frontalieri pagano l’assicurazione sulla disoccupazione con tutti i salariati in Svizzera, ndr.) senza erogare le prestazioni. Faremo resistenza sui tempi e sui modi, ma non si può gridare all’ingiustizia se ad un certo punto il privilegio finisce”.

 

Di tutt’altro parere Peter Föhn, consigliere nazionale svittese dell’UDC, che ai nostri microfoni spiega: “Non approverei di certo una cosa del genere. Oggi abbiamo degli accordi che parlano un’altra lingua. I frontalieri devono essere contenti di aver trovato lavoro in Svizzera. Se ci assumiamo tutte le responsabilità nei loro confronti un domani ci troveremo a dover pagare i costi sanitari e così via”.

 

Per il consigliere agli Stati socialista Paul Rechsteiner (SG), ancora arrabbiato per le recenti esternazioni del consigliere federale Ignazio Cassis in merito ad un possibile allentamento delle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, questa riforma è l’ultimo dei problemi: “È importante dapprima chiarire la questione delle condizioni lavorative e salariali, sulle quali non possiamo accettare nessuna concessione”. Tutto il resto, conclude Rechsteiner, “è irrilevante e in ogni caso musica del futuro”.

 

TG-NZ/ludoC

Le reazioni ticinesi

I sindacalisti Andrea Puglia (OCST) e Sergio Aureli (UNIA) sono d'accordo, perlomeno sul principio che vuole che la disoccupazione sia pagata dai paesi dove i frontalieri sono impiegati. Le affinità terminano qui, perché OCST vede all'orizzonte anche parecchi rischi. Secondo Puglia è un provvedimento molto pericoloso perchè "diverse persone anche svizzere tenderanno a questo punto a trasferirsi in Italia dove i costi della vita sono minori. Resta poi da vedere come potrà il frontaliere andare iscriversi all'URC e fare ricerche di lavoro in Svizzera. C'è da dire che però il fatto che il frontaliere potrà usufruire di una indennità di disoccupazione più forte farà sì che sarà meno esposto a ricatti da parte del datore di lavoro". UNIA concorda invece solo sugli effetti positivi antidumping.

CSI/dielle/M.Ang.

 
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