In Svizzero per ora sono omologati solo Moderna e Pfizer/BioNTech
In Svizzero per ora sono omologati solo Moderna e Pfizer/BioNTech (keystone)

Doppia dose a una persona su dieci

La situazione in Svizzera, afferma l’UFSP, è rassicurante ma è troppo presto per dire quanto gli allentamenti incidano sul numero di infezioni

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Oltre il 10% della popolazione ha finora ricevuto una doppia dose di vaccino e gode pertanto di un’alta protezione contro il Covid-19: lo ha comunicato martedì l’Ufficio federale di sanità pubblica (UFSP), specificando che a più di 868'000 persone è stato somministrato due volte il preparato, mentre sono quasi 706'000 quelle a cui il siero di Moderna o Pfizer/BioNTech è stato somministrato una prima volta.

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Situazione rassicurante

La situazione in Svizzera sul fronte delle infezioni e dei ricoveri ospedalieri, inoltre, è rassicurante e non contraddice la decisione del Consiglio federale di allentare le misure anti-coronavirus, ha dichiarato Virginie Masserey, responsabile della sezione controllo delle infezioni, durante la conferenza stampa settimane dell’UFSP. Secondo Masserey, sono proprio i vaccini a sortire gli effetti sperati. Tuttavia, ha sottolineato l’epidemiologa, è importante fare in modo che la variante indiana non si diffonda. La comunità scientifica è infatti preoccupata per la comparsa di questa mutazione, poiché non è chiaro quanto sia resistente ai preparati anti-covid in circolazione.

Virginie Masserey
Virginie Masserey (keystone)
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La situazione epidemiologia è dunque tranquillizzante, ma – sottolineano gli esperti – è ancora troppo presto affermare con sicurezza che gli allentamenti non hanno avuto un'incidenza sul numero di infezioni. Al momento, tuttavia, sia i ricoveri che le nuove infezioni, come anche i decessi, si situano a un quarto circa del picco raggiunto durante la seconda ondata pandemica.

Certificato covid, due opzioni

In merito al certificato Covid, Masserey ha rammentato che al momento sono allo studio due soluzioni, di cui una elaborata da una società privata e un'altra messa a punto dall'Ufficio federale di informatica. La decisione finale, che dovrebbe cadere in giugno, verrà preceduta da consultazioni con gli ambienti interessati, dai medici alle società per la difesa dei consumatori, ma anche con le istanze internazionali, come l'OMS, e l'Unione europea, affinché tale certificato venga riconosciuto anche all'estero.

Tale certificato dovrà confermare l'avvenuta vaccinazione, ma anche se una persona è guarita dalla malattia oppure ha ottenuto un risultato negativo dopo aver eseguito un test.

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ATS/ludoC
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