Dazi doganali statunitensi sulle merci svizzere. Dalla politica al mondo economico, tutti - nella Confederazione - sono alla ricerca della ricetta migliore per tenere bassa l’imposizione o addirittura cercare di ridurla ulteriormente, ma in ogni caso per evitare che aumenti.
Insomma, congelare la situazione attuale o essere proattivi e prepararsi scrupolosamente alle trattative con l’amministrazione Trump per cercare di arrivare a fine marzo - termine ultimo fissato dal presidente statunitense per la conclusione dei negoziati - con in tasca un accordo quanto meno passabile? Dalle colonne del SonntagsBlick, l’ex presidente del Centro e attuale vicepresidente della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, Gerhard Pfister, propone - visto che attualmente i dazi sono al 15% - di provare a sospendere le discussioni e lasciare le cose come stanno ora. E vedere cosa succede. Tanto più che il famoso deficit commerciale statunitense di 41 miliardi di dollari utilizzato da Trump per imporre alti dazi alla Svizzera ormai si è trasformato, stando ai dati del Dipartimento del commercio americano, in un surplus di quasi nove miliardi di dollari a favore degli Stati uniti dovuto, almeno in parte, al calo del commercio di oro.
Anche per approfittare di questa situazione positiva, per la Confederazione il mondo economico non sta con le mani in mano, a cominciare dalla Camera di commercio Svizzera-Stati Uniti. Come scrive la SonntagsZeitung, quest’ultima sta raccogliendo informazioni per prepararsi al meglio alle previste discussioni tecniche e poter così dimostrare il rispetto degli accordi presi, ovvero che le aziende elvetiche investiranno negli Stati Uniti 200 miliardi di franchi in cinque anni, di cui 67 già in questo 2026. Investimenti che alcune importanti imprese elvetiche stanno già effettuando anche in maniera superiore a quanto inizialmente previsto.








