Divieto di entrata per l'assassino di Giovanni Falcone

Il Quotidiano di mercoledì 09.03.2022

Brusca in un'immagine scattata nel 1996 (©Keystone)

Giovanni Brusca persona non grata

La Svizzera ha deciso di impedire l’entrata, a titolo preventivo, dell’ex killer di Cosa Nostra

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Poco importa se ha saldato il suo conto con la giustizia. Giovanni Brusca per le autorità svizzere non è persona gradita, anzi, è ritenuto una minaccia. La Polizia Federale ieri (martedì) ha firmato il divieto d’entrata nei confronti di uno dei personaggi più inquietanti della storia di Cosa Nostra, uno dei killer più efferati a disposizione di Totò Riina, l’uomo che tra mille altre nefandezze organizzò la strage di Capaci e la morte di Falcone.

Una volta finito in manette, Brusca iniziò a collaborare. Le sue informazioni sono state ritenute credibili e l’Italia nel 2021, dopo 25 anni di carcere, ha deciso di rimetterlo in libertà. Aldilà dello sdegno che può suscitare la sua figura, anche Brusca, una volta pagato il debito con la giustizia è da ritenersi un uomo libero. Ma solo fino a un certo punto, almeno per la Svizzera che ha deciso di impedirgli l’entrata a titolo preventivo, quindi non in seguito a una sua esplicita richiesta.

La FedPol può farlo. Può avvalersi della legge federale sugli stranieri e colpire con un divieto d’entrata oppure con un’espulsione chiunque costituisca un gra­ve pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici. Più volte è stato utilizzato questo strumento. Spesso nella lotta al terrorismo ma anche per contrastare il crimine organizzato.

Una scelta valida per la sicurezza del paese, sottolinea Franco Posa, criminologo che da decenni si occupa delle dinamiche del crimine organizzato. Ma l’esperto fa notare che a non volere Brusca in Ticino o nel resto della Svizzera probabilmente non sono solo le autorità. Ma, con ogni probabilità, la stessa criminalità organizzata.

Cellule e personaggi che vanno tenuti d’occhio attraverso un lavoro d’intelligence altrettanto silenzioso e determinato, per avere una mappatura dei cosiddetti centri gravitazionali.

Insomma, la presenza di Brusca in Ticino non farebbe gioco a chi per natura agisce nell’ombra, lontano dai riflettori, come quel malavitoso, per citare un caso noto alle cronache regionali, che agiva mimetizzato nella normalità di una vita da operaio alle Officine di Bellinzona.

Matteo Bernasconi
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