I bisonti dell'allevamento di Michel Prêtre, a Boncourt nel Canton Giura (RSI)

I bisonti sono le nuove mucche

Il numero di animali esotici o selvatici è aumentato in Svizzera negli ultimi anni: per i contadini che hanno deciso di allevarli la parola d’ordine è stata diversificazione

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"Mag's Bison" è il nome di un negozietto di Boncourt, nel canton Giura; si entra, si fa la spesa, si depositano i soldi in un cofanetto e si riparte. Strutture “self-service” di questo tipo non sono rare nelle campagne svizzere, ma questa ha una particolarità: vende solo carne di bisonte americano. Non si tratta tuttavia di carne importata da oltreoceano, ma prodotta sul posto, nell’allevamento di Michel Prêtre.

Prêtre è uno dei molti contadini svizzeri che hanno deciso di allevare specie esotiche o selvatiche: bisonti e bufali, cervi e daini, lama e alpaca, il numero di questi animali è cresciuto molto negli ultimi vent’anni, passando da poco meno di 7'000 a oltre 20'000 capi.

La svolta per Michel Prêtre è arrivata insieme ai problemi scatenati dal morbo della mucca pazza. “Producevo carne, le mie vacche non si erano ammalate ma i timori dei consumatori avevano portato a un calo delle vendite – ci spiega – quindi ho deciso di convertire la produzione. Ho iniziato nel 2004 con 13 bisonti e attualmente ne possiedo una sessantina. Ora le cose vanno bene, ma all’inizio non è stato semplice: non si possono acquistare bisonti come si fa con i bovini, per questo abbiamo dovuto sviluppare la nostra mandria, e per farlo ci sono voluti una decina di anni. Adesso abbiamo tra le 15 e le venti nascite all’anno, vuol dire che siamo in grado di abbattere altrettanti animali”.

Nell’allevamento di Boncourt è stata sviluppata anche una parte turistica, che rappresenta circa il 50% del guadagno dell’azienda: le persone pagano per vedere questi animali da vicino, seduti sul pick-up del proprietario, ed è pure stato costruito un tepee indiano con un bar al suo interno per organizzare feste e serate a tema.

Daini nella Svizzera profonda

L’idea di dedicarsi ad allevamenti alternativi ha fatto breccia anche in alcuni contadini della Svizzera centrale. Nell’azienda della famiglia Odermatt a Goldau, per esempio, il manto pezzato delle vacche ha ceduto il passo alla livrea maculata di un altro animale. 

Beat Odermatt è il titolare della “Hirschfarm”: avrebbe voluto lavorare come pilota; ha conseguito il brevetto di volo ma poi, spinto dai genitori, ha deciso di rilevare la loro azienda agricola. Situata sulle colline che sovrastano il lago di Lauerz, per raggiungere la fattoria bisogna percorrere un lungo viale e già lungo la strada cantonale è possibile scorgere decine di daini.

I daini della famiglia Odermatt
I daini della famiglia Odermatt (RSI)

“Abbiamo acquistato i primi esemplari già nel 2004, a causa della continua diminuzione del prezzo del latte vaccino - ci racconta mentre riempie le mangiatoie -. La loro carne è molto richiesta ma con i daini non guadagniamo di più; tuttavia questi animali sono più resistenti, necessitano di meno cure e medicine e di strutture meno onerose (non hanno bisogno di una stalla riscaldata ma giusto di un capanno per ripararsi durante le intemperie, ndr.) e quindi ora abbiamo più tempo per dedicarci ad altro: abbiamo mantenuto qualche mucca e delle pecore e coltiviamo frutta e verdura”.

Una produzione che resta di nicchia

L’incremento del numero di questi animali è confermato dalle statistiche dell’Unione Svizzera dei Contadini. Tuttavia, ci spiega Michel Darbellay, responsabile della divisione produzione animale e membro della direzione, questi allevamenti restano di nicchia: “È vero che sono aumentati gli animali importati come camelidi, cervidi, e anche i bisonti, ma in Svizzera rappresentano solo lo 0,2% del totale”. Una goccia nell’oceano, ma alla quale la stessa associazione di categoria guarda con entusiasmo: “Tutte le attività che permettono nuove prospettive di sviluppo per i contadini sono incoraggiate e per questo è possibile ricevere sussidi per la conversione delle proprie attività”.

 

Darbellay sottolinea però che non è possibile cambiare specie da un giorno all’altro: “Bisogna prima acquisire le giuste competenze, disporre di grandi spazi e investire in infrastrutture adeguate, come richiede la legge Svizzera sulla tutela degli animali, una delle più severe al mondo”. Uno dei problemi maggiori per l’allevamento di bisonti di Michel Prêtre, per esempio, è infatti quello delle recinzioni, che devono poter resistere alle cariche di animali il cui peso, in alcuni maschi, può essere di oltre una tonnellata. 

Lama sui monti ticinesi

Gli animali esotici seducono anche a sud delle Alpi. Sul Monte Comino, nelle Centovalli, Jean-Pierre e Marisa Bäschlin hanno deciso di dedicarsi alla cura dei prati secchi, ma per farlo non hanno acquistato capre o pecore, bensì lama. Li chiamano per nome e li coccolano come fossero cani o gatti. “Li abbiamo acquistati nei migliori allevamenti della Svizzera interna e del Trentino, e li abbiamo scelti perché sono perfetti”.

Marisa Bäschelin e uno dei suoi lama
Marisa Bäschelin e uno dei suoi lama (RSI)

I coniugi Bäschlin producono anche lana e propongono trekking con i loro animali. Si tratta di un’attività accessoria ma che crea indotto per la regione e sensibilizza i turisti sul rispetto della biodiversità.

E se anche dai lama è possibile ricavare carne, qui di abbatterli non se ne parla. “Non ne sentiamo il bisogno e non lo vogliamo perché sono animali straordinari, troppo buoni e troppo belli per essere macellati”, ci spiega Jean-Pierre, che subito dopo si prodiga in un lungo abbraccio con Silver Moon, un imponente lama grigio. “Fa tanto il duro ma è il coccolone di Papi, è vero o no?”

 
Ludovico Camposampiero e Paola Nurnberg, immagini di Riccardo Ferraris
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