Un locale in Sassonia, dove la regola è già in vigore
Un locale in Sassonia, dove la regola è già in vigore (keystone)

Il “2G” non convince gli epidemiologi

Il certificato solo per vaccinati e guariti non fa breccia in Svizzera: su cinque esperti solo uno lo sostiene

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Con la ripresa dei contagi da coronavirus e con i Paesi vicini, in particolare del Nord Europa, che stanno introducendo nuove restrizioni, anche in Svizzera negli ultimi giorni si è intensificata la discussione sul tema, in particolare in riferimento alla regola del “2G” al posto del 3G (dal tedesco geimpft, genesen, getestet: cioè vaccinato, guarito, testato), che di fatto esclude dai pass Covid i testati. Un inasprimento già adottato in Austria e nel Land tedesco della Sassonia, ma che in Svizzera non convince gli epidemiologi.

“Di per sé applicando la regola 2G si aumenterebbe la sicurezza, perché il rischio di infezione è inferiore” spiega il professor Marcel Tanner in un'intervista pubblicata oggi dalla Schweiz am Wochenende, ma il 3G è meglio per la società, perché è una normativa "vivibile" per la grande maggioranza della popolazione. Inoltre secondo l'esperto la seconda G (quella dei guariti) è pure fonte di incertezze: fra le persone in questione sono immuni solo quelle che si sono ammalate veramente, non quelle che si sono leggermente infettate.

Sullo stesso giornale esprime riserve anche Milo Puhan, direttore dell'Istituto di epidemiologia, biostatistica e prevenzione dell'Università di Zurigo. Teoricamente - afferma - il 2G potrebbe offrire un vantaggio, ma non è facile valutare quale sarebbe l'effetto, perché mancano ancora dati scientifici solidi. E questi sono necessari per capire se la normativa è applicabile e se previene effettivamente i contagi.

Per l'epidemiologo Marcel Salathé l'attuale discussione sul 2G non fa altro che distogliere l'attenzione da quelli che sono i veri fattori importanti: servono cioè più vaccinazioni iniziali e rapide vaccinazioni di richiamo. Sono questi, secondo lo specialista, i pilastri che permetterebbero di superare l'inverno senza sovraccaricare il sistema sanitario.

Didier Trono, capo del laboratorio di virologia e genetica del Politecnico federale di Losanna (EPFL) ha una visione abbastanza simile. In Israele, dove i tassi di infezione erano aumentati drammaticamente, l'incidenza è diminuita da quando è stata somministrata una terza dose. Quindi una soluzione c'è e la Svizzera potrebbe attuarla. Inoltre si dovrebbe forse prima accorciare da 48 a 24 ore il periodo di validità dei test antigenici: questo aumenterebbe la sicurezza secondo Trono.

Solo Richard Neher dell'Università di Basilea si dice chiaramente a favore di imporre le restrizioni anche ai testati. A suo avviso appare evidente che le attuali misure anti-pandemia non sono sufficienti per prevenire l'aumento del numero di casi. I test richiesti per accedere al certificato Covid riducono certamente il rischio di infezione, ma rappresentano sempre solo una situazione istantanea. A livello epidemiologico, quindi, il 2G ha perfettamente senso, soprattutto in combinazione con un'intensa campagna di vaccinazione e di immunizzazione di richiamo.

 
ATS/dielle
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