Foto d'archivio (Ti press)

Il caldo anomalo preoccupa anche i contadini

Colture in pericolo se iniziano a risvegliarsi e poi arrivano le gelate. Minacciati anche insetti e animali

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Il caldo di questi giorni desta preoccupazione. Le temperature registrate (10, 16, addirittura 20 gradi in Romandia) sono decisamente troppo elevate per la stagione. E accanto al settore turistico invernale, che dipende dalla neve, iniziano a preoccuparsi anche biologi e agricoltori, che vedono già una potenziale minaccia a piante, insetti e animali.

Le preoccupazioni della scienza per i cambiamenti climatici in atto sono condivise dall'Unione svizzera dei contadini, in questo caso per i potenziali danni al raccolto (se le temperature dovessero restare elevate per troppo tempo). La RSI ne ha parlato col presidente Markus Ritter, in margine alla conferenza stampa di inizio anno dei contadini svizzeri, tenutasi martedì a Gerzensee (Canton Berna). "Anch'io guardo alla situazione con un po' di preoccupazione - dice Ritter -. Il pericolo maggiore è che a gennaio faccia caldo per troppo tempo, con la vegetazione che inizia a risvegliarsi, per poi magari subire lunghe gelate improvvise a febbraio. In queste circostanze il rischio di danni alle colture sarebbe reale. È qualcosa che abbiamo già vissuto negli scorsi decenni e che potrebbe ripetersi".

C'è qualcosa che voi contadini potete fare per prevenire eventuali danni?

"È molto difficile predisporre qualcosa contro gli eventi naturali come i grandi sbalzi termici, soprattutto a questo stadio ancora precoce, dove non si può far altro che sperare in un'evoluzione meteorologica positiva, ovvero che l'inverno si normalizzi e che rimanga tale per un periodo ragionevole, quindi con temperature attorno agli zero gradi e non sui 10/12. Chi ha meno problemi sono gli allevatori, grazie alle stalle, mentre i rischi maggiori riguardano le colture, soprattutto se le temperature dovessero variare nettamente, spaccandosi fra gennaio e febbraio".

Sta dicendo che in caso di persistenza delle condizioni sfavorevoli non resta alla fin fine che chiedere aiuto alla Confederazione come accaduto in passato?

"No, si tratta ormai di un rischio imprenditoriale. È come per gli impianti di risalita, quando non c'è neve. Se la natura si comporta in modo bizzarro, il rischio è a carico degli agricoltori. Così come le perdite. Sono situazioni peraltro già vissute in passato, per esempio a causa della siccità. Lavorare con la natura comporta anche questo".

Oltre ad un inverno normale, cosa si augura l'Unione svizzera dei contadini per il nuovo anno?

"Ci auguriamo in generale che le attuali crisi terminino. Mi riferisco ovviamente alla guerra in Ucraina, quindi al dramma vissuto da chi si trova in quelle zone. E, per quanto ci riguarda, alle conseguenze del conflitto, come le incertezze nell'approvvigionamento energetico e alimentare. In questi ambiti speriamo che torni ad esserci sicurezza. E non solo per quest'inverno, ma anche per il prossimo".

SEIDISERA/Gian Paolo Driussi
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