La riforma prevede di introdurre il reato di aggressione sessuale (TiPress)

"Il consenso è fondamentale"

La revisione del diritto penale in materia sessuale fa discutere. Gabriela Giuria Tasville: "Sarebbe ora che il Codice fosse al passo con i tempi"

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“La posizione della donna rispetto al passato è cambiata e mi auguro che possa evolvere anche il diritto. Sarebbe ora che anche il Codice penale fosse al passo con i tempi. Lo chiede anche la Convenzione di Instabul di considerare il consenso come fondamentale al fine della definizione dei reati sessuali”. Lo afferma Gabriela Giuria Tasville, giurista e attivista per i diritti umani, intervenuta giovedì sera alla trasmissione Falò (guarda la puntata completa in testa all'articolo).

In Svizzera, secondo la legge attuale, si può parlare di stupro soltanto se c’è stata costrizione, quindi rifiutare esplicitamente un atto sessuale non è sufficiente. Molto spesso però la vittima di violenza sessuale si ritrova in una situazione di immobilismo e viene a mancare questo aspetto coercitivo.  

A livello federale è in corso una revisione del diritto penale in materia sessuale sulla quale ci sono però ancora parecchie divergenze: la riforma prevede di introdurre il reato di aggressione sessuale (articolo 187° del Codice penale) per coprire gli atti sessuali non consensuali e senza violenza, per il quale sono previste pene molto più leggere.

Una modifica alla legislazione che alcune organizzazioni non approvano poiché c’è il rischio di creare una sorta di “stupro di serie B”, non riconoscendo sufficientemente la gravità dell'atto e le conseguenze a lungo termine per le vittime. Una situazione che ostacolerebbe ulteriormente la volontà delle donne di chiedere giustizia e di denunciare i loro aguzzini.

La violenza sessuale in Svizzera

La violenza sessuale nei confronti delle donne rimane un fenomeno sommerso in Svizzera: nel 2020 sono stati 1'400 i casi registrati dalla polizia, un numero che non rispecchia la realtà poiché solo un caso su 10 viene denunciato. E i casi che arrivano in tribunale sono ancora meno. Nell’80% dei casi la vittima conosce il suo carnefice e molto spesso l’aggressore è il marito, il compagno, un conoscente. Secondo un’indagine commissionata da Amnesty International, circa una donna su 10 ha subito un atto sessuale non voluto.

YR
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