L’ustionato è un paziente estremamente fragile e complesso da gestire. Richiede non solo competenze specialistiche, ma anche un impiego massiccio di risorse umane e tecniche. Lo ha spiegato al Radiogiornale della RSI la dottoressa Roberta Petrino, primaria e direttrice medica del servizio di medicina d’urgenza e pronto soccorso dell’Ente ospedaliero cantonale ticinese.
Le vittime di Crans-Montana hanno riportato ustioni molto gravi. Cosa rende così complessa la cura di questi pazienti?
L’ustionato è un paziente estremamente fragile, estremamente delicato. Perché? Innanzitutto perché la cute è il nostro organo più esteso in assoluto e anche quello più vascolarizzato. Quindi la cute lesionata porta un sacco di problemi.
Rilevante è l’estensione. Se noi abbiamo un’estensione che è superiore al 15-20% di tutta la superficie corporea, lì viene fuori un problema importantissimo. Questo perché la cute mette in comunicazione l’interno del nostro corpo con l’esterno, quindi è soggetto a batteri, tossine eccetera.
Questo vuol dire che la presa a carico di un paziente gravemente ustionato richiede più risorse? Anche nel senso di impiegati?
All’inizio richiede molte risorse umane perché il paziente quando ha delle ustioni - soprattutto delle ustioni di secondo grado, che sono quelle che danno le cosiddette flittene, quelle bolle sotto le quali si forma del liquido, del siero - devono essere tutte trattate. Nel senso che quando ci sono queste bolle, bisogna rimuovere la pelle, disinfettare e medicare. Per cui è comunque tanto tempo che va dedicato.
Nello stesso tempo bisogna gestire il paziente in toto: quindi monitorare la via aerea, se ci sono ustioni della faccia piuttosto che del naso eccetera. Bisogna prevenire un edema, quindi che si gonfi tutto, e quindi il paziente va intubato; bisogna gestire le vie aeree, poi bisogna valutare il respiro. Se il paziente ha inalato del fumo, bisogna tenerlo in considerazione.
Poi bisogna valutare la quantità di liquidi che sono stati persi proprio attraverso queste bruciature. Quindi è un paziente che porta via tanto tempo e tante risorse e come dico bisogna essere estremamente precisi e professionali.
Le autorità vallesane hanno parlato della necessità di una solidarietà intercantonale. Non per nulla vari pazienti sono stati portati subito a Losanna, Ginevra anche a Zurigo. Come possono aiutare eventualmente le istituzioni e le organizzazioni ticinesi?
L’Ente ospedaliero si è messo a disposizione da subito. Assolutamente. È stata fatta una riunione intercantonale delle principali terapie intensive di tutta la Svizzera, compreso il Ticino, proprio per una eventuale ridistribuzione di pazienti. Per esempio, visto che i centri grandi ustionati in Svizzera sono pochi, una cosa che può essere fatta è trasferire pazienti di altro tipo per liberare posti nei centri ustionati.






