Thomas Hurter, presidente della commissione della sicurezza del Nazionale
Thomas Hurter, presidente della commissione della sicurezza del Nazionale (keystone)

Jihadismo,"norme più severe"

Numerosi gli atti parlamentari presentati durante la sessione autunnale. L'ISIS è proibito in Svizzera

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Il quadro legislativo svizzero non basta a contrastare il fenomeno di chi lascia il paese per andare a combattere a fianco di milizie in Siria o Iraq: è la constatazione dei politici elvetici, sfociata in una raffica di atti parlamentari nel corso della sessione autunnale delle Camere.

"La legge impedisce a chi ha il passaporto rossocrociato di combattere per un esercito estero, ma non vale per gli stranieri domiciliati. Bisogna cambiarla e introdurre sanzioni più severe", auspica per esempio il presidente del PPD Christophe Darbellay, ai microfoni della RSI.

In particolare, le norme sono lacunose (e i mezzi insufficienti) per permettere ai servizi segreti di identificare gli aspiranti jihadisti prima della partenza (sono una ventina quelli finiti sotto inchiesta). Sorveglianza e pedinamenti sono molto limitati, riconosce Thomas Hurter, che guida la commissione della sicurezza del Nazionale. Christian Levrat, presidente del PS, dal canto suo mette l'accento sulla prevenzione: ai giovani musulmani vanno offerte prospettive diverse, perché non si lascino sedurre dal fondamentalismo.

La milizia terroristica Stato islamico (ISIS) è vietata in Svizzera. Per il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) può essere considerata tra i gruppi che rientrano nell'ordinanza dell'Assemblea federale che vieta  Al-Qaida e le organizzazioni associate.

RG/pon/Red. MM

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