Sergei Garmonin, ambasciatore russo in Svizzera
Sergei Garmonin, ambasciatore russo in Svizzera (Keystone)

La Russia condivide le parole di Alain Berset

L’ambasciatore in Svizzera Sergei Garmonin si esprime sulle affermazioni del presidente della Confederazione. E sulle armi a Kiev dice: "Spero che Berna non soccomba alla follia euro-atlantica"

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"Le dichiarazioni del presidente Alain Berset non si possono che condividere". È con queste parole che l’ambasciatore russo in Svizzera Sergei Garmonin commenta – rispondendo alle domande della RSI – le parole del presidente usate della Confederazione in un'intervista pubblicata domenica scorsa dalla NZZ am Sonntag. Parole che hanno suscitato una serie di reazioni in Svizzera (anche parte del PS lo ha criticato) e che, lo stesso Alain Berset, nei giorni successivi ha riconosciuto di aver scelto senza la dovuta accortezza.

"Nei fatti 'l’ubriacatura bellica' e l’idea di infliggere alla Russia 'una sconfitta sul campo di battaglia', hanno così impregnato il pensiero delle élite dell'Occidente collettivo, che spesso sembra che queste non dispongano più di nessun sano buonsenso. Nessuno negli Stati Uniti o nell’Unione europea cerca di spingere Kiev verso la pace", aggiunge il diplomatico.

 

Sergei Garmonin si esprime poi anche sulla richiesta – proveniente dalla Germania e dalla Repubblica Ceca – di acquistare alcuni carri armati Leopard 2 in disuso dell’esercito svizzero.

"Spero che questa idea non si realizzi. Non occorre essere un visionario per capire il calcolo che sta dietro a questi appelli rivolti alla Svizzera. Voglio ricordare che Praga ha ripetutamente violato le regole internazionali nel commercio di armi, che impedisce di fornirne a Stati terzi senza l’autorizzazione dei paesi produttori. Intendo anche la cessione di armi sovietiche a Kiev senza autorizzazione. Io parto dal presupposto che il Consiglio federale abbia la saggezza politica per non fare mosse negligenti".

La Russia segue con interesse le discussioni sulle armi in Svizzera. E sulla decisione del Consiglio federale di non dare luce verde ad altri paesi – Germania e Danimarca ad esempio – di fornire armi e munizioni a Kiev, Sergei  Garmonin afferma: "Accogliamo positivamente l’approccio prudente del Consiglio federale che il 10 marzo ha ribadito la sua posizione sulla riesportazione di armi svizzere. Se fosse capitato il contrario, la neutralità della Svizzera – già intaccata pesantemente dalla posizione pro Kiev assunta da Berna dal febbraio 2022 – sarebbe stata danneggiata in modo irreparabile".

Sui rifornimenti bellici a Kiev, il rappresentante del Cremlino spera "che la Svizzera trovi la forza di non soccombere alla follia militare euroatlantica e non contribuisca a ravvivare ulteriormente il conflitto".

Da.Pa./TG
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