Pälvi Pulli (keystone)

"La Svizzera non si aspetta particolari ritorsioni"

Intervista a Pälvi Pulli, responsabile politica di sicurezza al Dipartimento federale della difesa: "Esercito? Meglio se equipaggiato e pronto a intervenire"

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La lista dei Paesi ostili a Mosca? “Contiene molti Stati, dalla Nuova Zelanda a San Marino, ed era prevedibile che la Russia si arrabbiasse per le sanzioni”. A parlare è la responsabile politica di sicurezza al Dipartimento federale della difesa Pälvi Pulli, stando alla quale non c’è da aspettarsi particolari ritorsioni contro la Svizzera (in ogni caso economiche e di lieve portata).

Secondo l’ambasciatrice, intervistata dal corrispondente RSI Radio Gian Paolo Driussi, la riforma (vedi snellimento) dell’esercito svizzero tutt’ora in corso non è rimessa in discussione dalle nuove minacce derivanti dalla guerra in Ucraina, anzi: è meglio puntare su formazione, equipaggiamento e prontezza di intervento. Ad essere urgente è semmai il rinnovo dei sistemi d’armamento per la difesa dei cieli svizzeri (aerei da combattimento e sistema missilistico terra-aria). Ma come la mettiamo coi i razzi a media-lunga gittata? Secondo un rapporto critico commissionato mesi fa dal PS, la Svizzera avrebbe sottovalutato la necessità di armarsi contro questo genere di minacce. “Respingere un attacco del genere è molto difficile per tutti, anche per Paesi molto più grandi del nostro - risponde Pälvi Pulli -. Fortunatamente siamo inoltre fuori dalla portata di questi missili”.

Sul fronte cyber, invece, in Svizzera non sono (ancora) stati rilevati attacchi legati alla guerra in Ucraina. Nemmeno nelle zone del conflitto, ed è una sorpresa, ci sono finora state aggressioni informatiche ad infrastrutture sensibili. Quel che invece si sta notando, sia in Ucraina sia in Svizzera, è un aumento degli attacchi hacker per sottrarre dati ai privati, sfruttando il momento di crisi.

 
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