L'ambasciatore dell'Unione Europea, qui ripreso nella sede a Berna della delegazione incaricata per i rapporti con la Svizzera e il Liechtenstein (archivio keystone)

L'ambasciatore UE a Berna: "Problemi non insormontabili"

La Svizzera non può pretendere privilegi per i suoi cittadini, precisa però Petros Mavromichalis facendo il punto sullo stato dei rapporti bilaterali - INTERVISTA

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L’ambasciatore dell’Unione Europea a Berna Petros Mavromichalis, intervistato dalla RSI, cita possibili vie d’uscita ma anche gli ostacoli nei rapporti bilaterali. Lo abbiamo incontrato in occasione dei 30 anni dal "no" in votazione popolare allo Spazio economico europeo (6 dicembre 1992).

Dopo il fallimento dell'Accordo istituzionale, le relazioni sono più o meno difficili rispetto al 1992?

"Credo che i rapporti tra la Svizzera e l'Unione Europea erano buoni, sono buoni e saranno sempre buoni. Il 6 dicembre 1992 fu certamente una opportunità mancata. Però adesso credo che si debba guardare avanti".

Guardiamo allora al futuro. Il Consiglio federale pochi giorni fa parlava di progressi positivi. Siamo davanti a nuove vere e proprie trattative tra Svizzera e Unione europea?

"Spero di sì. Abbiamo avuto delle evoluzioni positive. Ci parliamo un'altra volta per vedere quali sono veramente i problemi nel funzionamento della nostra relazione e come possiamo trovare insieme delle soluzioni".

Servono soluzioni soprattutto per quanto riguarda la libera circolazione delle persone. La Svizzera chiede che venga salvaguardata la protezione dei salari, che si evitino abusi per quanto riguarda gli aiuti sociali. Secondo lei non sono timori, preoccupazioni giustificate?

"Giustificate, certamente. Però sono dei timori che esistono anche da noi. Ci sono delle differenze nei livelli di salari anche da noi e anche noi non vogliamo degli abusi. E allora parliamone: vediamo come facciamo noi per risolvere questi problemi in una forma che non sia sproporzionata o discriminatoria verso i nostri cittadini che, vi ricordo, contribuiscono molto al sviluppo al benessere della Svizzera".

È però vero anche il contrario: anche l'UE ha dei vantaggi ad avere buone relazioni con la Svizzera; la vostra bilancia commerciale è positiva e ci sono centinaia di migliaia di lavoratori che hanno un impiego in Svizzera...

"È una relazione positiva per le due parti, non ho mai detto che tutti i vantaggi sono per la Svizzera. Mi sembra però un peccato che quando si parla di libera circolazione di persone se ne parli con timori. La Svizzera ne ha troppi: una Svizzera di 10 milioni di persone, gli abusi... La maggioranza della gente viene perché c'è un bisogno. Vengono qui piuttosto le persone più qualificate, che mancano anche a noi. Ad esempio, abbiamo una mancanza di medici, infermieri nelle regioni di frontiera con la Svizzera. Perché vanno tutti a lavorare in Svizzera, perché ci sono salari più alti. È legittimo, però crea problemi per le nostre società che hanno investito molto per la formazione di queste persone".

Secondo lei è possibile trovare una soluzione su questo punto?

"Noi cercheremo sempre di trovare delle soluzioni. Non abbiamo mai chiuso la porta alla Svizzera. Però si deve capire che per noi è abbastanza difficile spiegare perché i cittadini nostri in Svizzera debbano avere meno diritti dei cittadini svizzeri nei nostri Paesi".

Lei dice che non avete mai chiuso la porta. Però avete chiuso la porta alla Svizzera, o almeno in parte. per quanto riguarda la ricerca, per la partecipazione ai programmi Horizon Europe; non c'è l'equivalenza delle borse... Queste non sono un po' delle punizioni?

"Veramente no, non sono delle punizioni. Abbiamo deciso, e questo la Svizzera lo sa bene, che prima si debbono risolvere i problemi esistenti, e dopo continueremo insieme a rafforzare questa relazione. I cittadini svizzeri devono pagare una contribuzione. Però ci sono tanti svizzeri che approfittano dal programma Horizon ancora oggi".

La Svizzera ha deciso di dare il miliardo di coesione. Ha ripreso praticamente tutte le sanzioni dell'UE nei confronti della Russia. Questi sono comunque passi importanti nella direzione dell'UE. Non è abbastanza?

"Sono passi importanti, però non si devono presentare come un regalo all'Unione europea. C'è il miliardo di coesione, va bene. Ma la Svizzera, scusate, non aveva pagato un centesimo dal 2013. E secondo un studio della Fondazione Bertelsmann del 2019, tra le 10 regioni che approfittano di più del mercato unico, sette sono in Svizzera. E c'è anche il Ticino. Quanto alle sanzioni verso la Russia, neanche quelle sono state fatte per l'Unione Europea. La Svizzera le ha fatte perché abbiamo valori comuni".

Lei crede comunque che si potrà ritornare ad avere relazioni più stabili già magari nel corso del prossimo anno, visto che questi colloqui tecnici hanno dato dei risultati?

"Sono molto ottimista. Credo che se ci metteremo d'accordo sul voler cominciare una negoziazione, la parte svizzera dovrà avere un nuovo mandato del Consiglio federale. Noi dobbiamo anche consultare i nostri Stati membri e il Parlamento europeo. Per questo ci sarà bisogno di qualche mese. E dopo potremo cominciare a negoziare e a risolvere i problemi. Se vogliamo, possiamo. Non sono problemi insormontabili".

SEIDISERA/Mattia Serena
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