Una fabbrica della RUAG
Una fabbrica della RUAG (archivio keystone)

Materiale bellico, esportazioni record

Consegnate armi, munizioni e componenti per oltre 900 milioni di franchi. Veduti soprattutto veicoli blindati

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Le esportazioni di materiale bellico hanno superato i 900 milioni di franchi nel 2020: lo ha comunicato oggi, martedì, la Segreteria di Stato per l’economia (SECO), specificando che si tratta di una cifra record.

Nel 2020 si era assistito a una diminuzione del 4% su base annua mentre nell’anno appena trascorso è stato registrato un incremento del 24%, pari a 173,2 milioni in più. Le aziende svizzere hanno esportato armi, munizioni e componenti vari verso 62 Paesi, previa autorizzazione della stessa SECO. L’importo esatto è di 901,2 milioni: una cifra che non è mai stata raggiunta dal 1983, ovvero da quando i funzionari federali registrano i dati riguardanti l’export in questo comparto.

Il motivo di questa forte crescita si spiega con quattro grandi operazioni commerciali: sono stati venduti veicoli blindati alla Danimarca (154, 7 milioni di franchi), al Botswana (84,9 milioni) e alla Romania (58,7 milioni), mentre all’Indonesia è stato consegnato un sistema di difesa antiaerea per un valore di 111,3 milioni di franchi.

I Paesi europei restano il mercato di riferimento (62% delle esportazioni), ma crescono al 18,8% le esportazioni verso l’Asia. Sono aumentate anche le esportazioni verso l’Africa, dal 1,4 al 9,6% del totale

In generale, il 37,5% delle consegne riguarda veicoli blindati, il 22.5% munizioni, il 16,9% sistemi di puntamento, l’11,6% armi di vario calibro e il 4,1% componenti per aerei da combattimento. Il restante 7,4% riguarda altre varie categorie di materiale bellico.

GSsE: buoni affari sono scandalosi

Secondo il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE, noto anche con la sigla tedesca GSoA) è problematico il fatto che fra i Paesi in cui vengono esportate armi ci siano anche Stati in guerra in Medio Oriente, o realtà come l'Indonesia o il Brasile, con problemi per quel che riguarda i diritti umani. In un comunicato, l'organizzazione definisce scandaloso il fatto che in un anno di pandemia si siano raggiunti addirittura risultati record nel settore bellico. Con tale politica, la Svizzera si rende complice di gravi violazioni dei diritti umani, senza contare che favorisce sanguinosi conflitti.

Iniziativa contro l'esportazione

Questa situazione rende ancora più importante l'iniziativa "Contro l'esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili (Iniziativa correttiva)", ha sottolineato il GSsE. Proprio la scorsa settimana il Consiglio federale ha invitato le Camere a respingere la proposta di modifica costituzionale. È stato però messo a punto un controprogetto che prevede un inasprimento delle prassi in materia. L'iniziativa, che ha raccolto 126'355 firme valide in soli sei mesi, vuole fissare nella Costituzione il diritto per Parlamento e popolo di avere voce in capitolo nella vendita all'estero di materiale bellico. Il controprogetto si situa a metà strada: prevede che i criteri di autorizzazione vengano sanciti a livello di legge. L'inserimento di tali esigenze nella Costituzione, come chiesto dall'iniziativa, priverebbe infatti il Consiglio federale e il Parlamento "della competenza necessaria per adeguarli", secondo il governo.

 

 
Radiogiornale 12.30 - ATS/ludoC
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