Vita dura per il tifo di piazza
Vita dura per il tifo di piazza (Keystone)

Maxischermi messi fuorigioco dai diritti umani

Losanna in prima fila nel boicottare le fan zone dei mondiali in Qatar. A Ginevra se ne discute, mentre in Ticino c'è freddezza

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Il movimento di boicottaggio dei mondiali di calcio in Qatar, come un tifo al contrario, sta prendendo piede anche in Svizzera. Sull’onda della Francia, dove Parigi e altre sette grandi città come Marsiglia e Bordeaux hanno annunciato che a dicembre non installeranno i tradizionali schermi giganti e le fan zone nelle strade e nelle pubbliche piazze. In segno di protesta contro le violazioni dei diritti umani sui cantieri degli stadi e, più in generale, della tutela ambientale che sarebbe stata calpestata nell’emirato. Se il bilancio ufficiale parla di soli 3 morti, l'Organizzazione mondiale del lavoro denuncia, in un rapporto, il decesso di 50 lavoratori sui cantieri legati all'evento.

 

Losanna boicotta

Anche in diverse città svizzere gli appassionati del pallone dovranno accontentarsi di guardare le partite al bar o sulla poltrona di casa. Il municipio di Losanna, ad esempio, ha deciso di rinunciare alla sua fan zone: "Teniamo molto ai diritti umani e alle condizioni di lavoro - spiega alla RSI la municipale Émilie Moeschler -. Il nostro messaggio però non è di non guardare il calcio perché è sbagliato. Semplicemente non vogliamo istituzionalizzare una fan zone visto quello che sta succedendo in Qatar".

La festa messa in fuorigioco sembra trovare consensi tra i losannesi: "È un’ottima cosa e non guarderò il mondiale" dice un cittadino. "È una buona iniziativa anche se non so se avrò il coraggio di boicottare le partite a mia volta" gli fa eco un alto.

La petizione a Ginevra

Non tutta la Romandia spegnerà i maxischermi. A Neuchâtel seguiranno l’esempio di Losanna. A Ginevra il consigliere comunale Pascal Holenweg, con una petizione che stigmatizza il "mondiale della vergogna", ha chiesto di rinunciare a megaschermi e fan zone previsti in piazza Plainpalais. La Città ha però già firmato, sette anni fa, un contratto con la società organizzatrice. Il responsabile Frédéric Hohl non si spiega l’azione tardiva. L’attribuzione al Qatar è nota da tempo, ricorda, "arrivano con dieci anni di ritardo". È però favorevole alla sensibilizzazione: "Ad ogni nostro evento c’è sempre una bancarella di Amnesty International" mette le mani avanti. Per la cronaca la petizione "Pas de Fan Zone pour le Mondial de la honte!" ha raccolto in due settimane poche centinaia di firme. Ma il promotore è contento di aver suscitato il dibattito.

Il Ticino resta freddo

Mentre in Romandia si gioca la partita dell’etica, in Ticino sembrano imporsi più che altro le preoccupazioni per i consumi energetici. Al momento una sola fan zone è ufficialmente prevista in un capannone a Chiasso. Lugano, invece, ha fatto sapere che non ci saranno maxischermi organizzati dalla Città. Mendrisio, dal canto suo, non ha ancora deciso e Locarno sta valutando l’opzione combinata con la pista di ghiaccio. A conferma che sui mondiali del Qatar tira comunque un’aria gelida.

 
SEIDISERA/TG/Spi
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