Una soluzione che divide
Una soluzione che divide (keystone)

"Militi e civilisti insieme"

Effettivi della protezione civile in calo: proposto un nuovo modello di reclutamento che mette però a rischio il servizio civile

Sempre meno persone vengono reclutate nella protezione civile, che da tre anni a questa parte ormai non raggiunge il minimo d'effettivi per garantire il servizio in caso di catastrofi o in situazioni d'emergenza.

La conferenza governativa per gli affari militari e per la protezione civile è da parte sua preoccupata da questo costante calo del numero di nuove reclute. I meccanismi di reclutamento andrebbero rivisti e non solo per esercito e protezione civile: anche quelli per il servizio civile, sostengono i ministri cantonali.

Tra le varie proposte, i direttori cantonali vedrebbero di buon occhio la creazione di un nuovo modello che ingloberebbe servizio civile e protezione civile, riprendendo però solo i compiti di quest’ultima. Così facendo il servizio civile verrebbe però de facto abolito.

"Civilisti: risorsa per la società"

Il contributo che i civilisti danno alla società è molto importante, afferma dal canto suo la consigliera nazionale dei Verdi Lisa Mazzone: “Il loro apporto in ambito sociale e sanitario è ampiamente riconosciuto, svolgono inoltre un compito importante anche per i cantoni. Non credo quindi che il servizio civile sia veramente in pericolo”.

Questo modello è già stato discusso in commissione, spiega ancora Lisa Mazzone, che è anche co-presidente di Civiva, la Federazione servizio civile.

“Al momento in commissione non c'è tuttavia una maggioranza – prosegue la deputata federale –, ma anche se questa venisse raggiunta in Parlamento, Civiva è pronta a lanciare un referendum contro l'abolizione del servizio civile.

Un servizio molto ben visto dalla popolazione e quindi, conclude Mazzone, un referendum avrebbe ottime probabilità di riuscita.

  Gobbi: "Riflessione necessaria"

Il costante calo di effettivi che colpisce la protezione civile è finito come detto sotto la lente della Conferenza intergovernativa per gli affari militari e per la protezione civile, diretta dal consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi.

Secondo i direttori cantonali, per risolvere questo problema bisogna far leva sugli obiettori di coscienza, in costante aumento negli ultimi anni. In questo modo non si rischia tuttavia di compromettere il servizio civile stesso? “No”, afferma Gobbi: “Il servizio civile esiste per coloro che vivono un conflitto di coscienza con il servizio militare. Bisogna tuttavia capire che, con gli effettivi sempre più ridotti, in caso di bisogno non avremmo più le persone disponibile per rispondere alla necessità del paese e della sua popolazione: una riflessione più ampia sul ruolo del servizio civile e sul come impiegare gli uomini va fatta”.

RG/ludoC

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