"Nelle misure va trovato il buon dosaggio"

Intervista al nuovo presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, sulla gestione della pandemia

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Secondo i dati di mercoledì, in Svizzera si sono registrati oltre 30'000 contagi e si stima che possano aumentare ulteriormente. Il Consiglio federale oggi non ha preso nuove misure: la strategia è quella di lasciar correre il virus e raggiungere cosi l’immunità collettiva?

"Per il Consiglio federale l'importante avere sufficientemente cure mediche per i malati. Da un lato abbiamo un aumento delle persone contagiate, ma fortunatamente una diminuzione dell'occupazione dei posti in cure intense e una stabilità a livello di letti acuti. Da questo punto di vista siamo perfettamente lungo il percorso deciso".

Avete deciso di accorciare la durata delle quarantene, che pesano su economia e società. Qualcuno potrebbe dire che oramai l’impostazione è "laissez faire, laissez courir". La task force federale teme però fino a 2 milioni di contagi e 10'000 ricoveri a settimana. Glielo chiedo anche da ex medico cantonale: non è un approccio rischioso?

"No, è un rischio calcolato, poiché da un lato dobbiamo avere delle misure che abbiano un'efficacia sufficiente per arrivare all'obiettivo, che è quello di curare i malati, non di evitare delle infezioni. E dall'altro dobbiamo evitare che queste misure abbiano troppi effetti collaterali indesiderati. Ad esempio, le assenze massicce dal posto di lavoro rischiano di frenare o addirittura paralizzare certi settori, il che creerebbe altri problemi ancora più grandi. Dobbiamo trovare il buon dosaggio delle misure".

Il Consiglio federale ha anche deciso di prolungare le limitazioni alla normalità e alle libertà dei non vaccinati e dei non guariti. Con una variante così contagiosa, che aggira in parte i vaccini e che – in proporzione - sembra essere meno pericolosa e portare a meno ospedalizzazioni, si giustifica ancora questo trattamento? Alcuni giuristi hanno definito incostituzionali queste misure.

"Sono ancora giustificate perché grazie a queste noi possiamo proteggere i non vaccinati. Se tutti i non vaccinati dovessero contagiarsi e ammalarsi gravemente, perché questo è possibile, ci troveremmo confrontati con un sovraccarico ospedaliero, sia dei letti acuti, sia delle cure intense. Il nostro ultimo fine rimane quello di poter curare le persone malate. Da questo punto di vista, il certificato Covid è ancora necessario, con il 2G e il 2G+".

Lei confida di essere il presidente che – con la Svizzera – quest'anno si lascerà la pandemia alle spalle?

"Io sarei il presidente più felice al mondo se potessi vivere quest'anno come la fine della pandemia".

(Intervista di Davide Paggi)

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