Immagine d'archivio (©Keystone)

Parto confidenziale: troppo poco noto

È una scelta più sicura per donne in difficoltà, ma anche molti addetti ai lavori non la conoscono

Bebè abbandonati: un recente fatto di cronaca ha riportato l'attenzione su questo fenomeno. Ad inizio gennaio nel canton Berna è stata trovata una neonata in una scatola di cartone. La donna, con gravi difficoltà personali, l'ha partorita da sola. Il freddo ha messo in pericolo la vita della bambina. Una situazione drammatica che si poteva evitare, ad esempio col parto confidenziale.

"Ma gli ospedali e gli addetti ai lavori spesso non conoscono questa possibilità", denuncia Daniela Enzler della fondazione Salute sessuale, organizzazione mantello dei consultori svizzeri in questo ramo. "Di conseguenza anche l'opinione pubblica non ne sa molto".

A differenza degli sportelli dove i neonati possono essere abbandonati al caldo e al sicuro, il parto confidenziale prevede un accompagnamento sanitario e sociopsicologico della madre anche prima, durante e dopo il parto. Nessuno viene avvertito, e le autorità dello stato civile rinunciano alla comunicazione automatica alle autorità del controllo abitanti. C'è però una grande differenza rispetto allo sportello: l'anonimato non è assoluto. In età adulta il bambino potrà chiedere il nome della madre.

Secondo un sondaggio della fondazione Salute Sessuale il parto confidenziale è possibile in 18 cantoni, ma solo 6 ospedali in tutta la Svizzera informano su questa possibilità sui loro siti online.

Come conferma Maria Chiara Pusterla, coordinatrice dei consultori di salute sessuale dell'Ente ospedaliero cantonale ticinese, il parto confidenziale è possibile anche nella Svizzera italiana. "Il numero di persone interessate è molto ristretto, ma viste le implicazioni il tema è urgente. L’accesso al parto confidenziale fornisce alla madre e al bebè un sostegno adeguato". Anche lei auspica quindi che la popolazione sia maggiormente cosciente di questa possibilità. Nei consultori dev’essere una variante proposta quando si presentano donne incinte che non vogliono tenere il bebè, ma nemmeno abortire e tantomeno informare i propri familiari e conoscenti.

Alan Crameri
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