Il progetto approvato dalle Camere deve ora superare lo scoglio del referendum
Il progetto approvato dalle Camere deve ora superare lo scoglio del referendum (keystone)

Per un congedo di paternità

Alla prova delle urne, il prossimo 27 settembre, anche la soluzione di due settimane approvata dal Parlamento federale

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Un congedo di paternità di due settimane, ovvero per 10 giorni lavorativi, di cui tutti i padri potrebbero beneficiare, in blocco o in giornate singole, nei 6 mesi successivi alla nascita dei figli. È la misura che il Parlamento ha approvato, lo scorso anno, nei termini di un controprogetto indiretto all'iniziativa "Per un congedo di paternità ragionevole - a favore di tutta la famiglia”, ora ritirata.

Il progetto riprende sotto più aspetti i principi applicati al congedo di maternità già riconosciuto e vigente nel diritto federale. In primo luogo le modalità del finanziamento, che verrebbe coperto attraverso le indennità di perdita di guadagno (IPG). Quindi le condizioni legate alle indennità: il loro ottenimento sarebbe infatti vincolato all’esercizio di un’attività lucrativa al momento della nascita dei figli, all’assicurazione obbligatoria ai sensi dell’AVS nei 9 mesi precedenti alla nascita e - nello stesso periodo - allo svolgimento di un’attività lucrativa per almeno 5 mesi. Infine l’importo delle indennità: esse sarebbero calcolate nella misura dell’80% del reddito medio ottenuto prima della nascita, ma non potrebbero oltrepassare la somma di 196 franchi al giorno.

I costi del congedo di paternità vengono complessivamente quantificati, al momento dell’entrata in vigore della modifica legislativa, in circa 230 milioni di franchi. Per la copertura degli oneri supplementari, l’aliquota dei contributi IPG dovrebbe essere aumentata nella misura di 50 centesimi in più per 1’000 franchi di salario. Tale incremento, per i salariati, sarebbe per metà a carico dei datori di lavoro.

 

Intanto l’iniziativa popolare in materia - che chiedeva un congedo di 4 settimane - è stata ritirata dai promotori a condizione, però, di una effettiva entrata in vigore del controprogetto. Contro l’alternativa votata dal Parlamento è stato però lanciato un referendum che è riuscito, lo scorso febbraio, con quasi 55’000 firme a sostegno. Il popolo dovrà quindi pronunciarsi alle urne e un eventuale “no” al controprogetto, il prossimo 27 settembre, implicherebbe una successiva votazione sull’iniziativa, sempre che i suoi promotori non decidano di ritirarla in via definitiva.

Le motivazioni dei contrari

Il comitato che ha lanciato il referendum giudica il progetto incompatibile con la natura delle assicurazioni sociali, introdotte per contrastare gli stati di necessità e l’indigenza. La paternità, secondo i contrari, non rappresenta un rischio tale da implicare una copertura nel quadro di un’assicurazione sociale.

Le IPG sono in prevalenza alimentate dai contributi versati, in modo paritetico, dai lavoratori e dai datori di lavoro. Gli avversari del progetto puntano quindi il dito contro le maggiori detrazioni salariali da esso previste, giudicandole insostenibili per le piccole e medie imprese.

I referendisti infine, rilevando che è in elaborazione un’iniziativa per un congedo parentale di 30 settimane, temono che un “sì” alla modifica di legge possa aprire la strada a progetti ancora più impegnativi per l’economia e il sistema sociale.

Gli argomenti del “sì”

Governo e Parlamento sottolineano l’esigenza, in materia di congedo di paternità, di introdurre per tutti i padri un diritto minimo, a fronte delle soluzioni che attualmente variano a dipendenza del ramo professionale e dei datori di lavoro. Si tratta inoltre, vista la rilevanza della nascita di un figlio per la vita di una coppia, di fornire una soluzione in linea con la necessità della società moderna.

In questo senso, non è quindi più proponibile la sola concessione al padre di 1-2 giorni di libero. La soluzione individuata dal progetto viene invece definita equilibrata e sostenibile, sia a livello di costi che sul piano organizzativo.

La modifica di legge, sostengono l’Esecutivo e le Camere, metterà i padri nella condizione di contribuire di più all’accudimento dei neonati. Per le madri, dopo la nascita, risulterà inoltre più agevole rimanere professionalmente attive. Ciò consentirà a entrambi i genitori di contribuire al reddito famigliare e favorirà la conciliabilità fra famiglia e lavoro con positive ricadute anche per l’economia.

ARi

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