Tra Svizzera e Repubblica popolare c'è un accordo di libero scambio in vigore dal 2014 (keystone)

Precoce diplomazia elvetica

Svizzera e Cina Popolare: 70 anni dal riconoscimento da parte della Confederazione, e perduranti effetti per l'economia

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Settant'anni fa la Svizzera fu uno dei primi stati occidentali a riconoscere ufficialmente la Repubblica popolare cinese; e con effetti economici fino ad oggi.

La lettera ufficiale, datata 17 gennaio del 1950, con cui l'allora presidente della Confederazione Max Petitpierre comunicò a Mao Tse-Tung il riconoscimento da parte di Berna della Repubblica popolare cinese
La lettera ufficiale, datata 17 gennaio del 1950, con cui l'allora presidente della Confederazione Max Petitpierre comunicò a Mao Tse-Tung il riconoscimento da parte di Berna della Repubblica popolare cinese (dodis.ch/8016)

Le relazioni commerciali seguirono con un certo ritardo quelle diplomatiche, ma crebbero poi a grande velocità. Nel 1980 Schindler fu la prima azienda estera in assoluto a creare una joint-venture in Cina.

"La Svizzera ha spesso fatto da apripista per i mercati occidentali", ci dice Felix Sutter, presidente della camera di commercio Svizzera-Cina. Anche con l'accordo di libero scambio in vigore dal 2014. "Al momento in Cina sono presenti circa 1000 imprese elvetiche. Certo, ci sono i grandi nomi Roche, Novartis, Nestlé.. ma anche molte piccole e medie imprese."

Ma al di là delle questioni etiche, non ci sono rischi imprenditoriali ad avventurarsi in uno Stato autoritario e con un forte controllo anche sull'economia? "Se un'azienda deve tradire i suoi valori, allora rinunci ad andarci", risponde chiaro Sutter. Tuttavia resta convinto che i cinesi rispettino le priorità degli imprenditori stranieri.

Più che politico, il rischio è finanziario. "Metto in guardia su proposte di joint-venture tra piccole imprese svizzere e aziende parastatali cinesi.  A lungo andare", conclude il presidente della camera di commercio Svizzera-Cina, "il partner asiatico è destinato a prendere il controllo, perché più potente finanziariamente".

Alan Crameri

Condividi